martedì 20 novembre 2018

Beatrice d'Este 1475-1497


"Beatrice d'Este andò sposa a Ludovico Sforza nel 1491 e morì nel 1497. Nei sei anni della sua presenza a Milano fu compagna solidale con i progetti che il Moro perseguiva e che portarono alla legittimazione del suo potere da parte dell'Impero. Amante del lusso, della caccia, del gioco, volitiva e ambiziosa, fu al centro della vita della corte milanese nel momento del suo massimo splendore".
-dalla quarta di copertina-

Nel 2008 per le Edizioni ETS uscì un pregevolissimo volume che dava conto della giornata di studi  su Beatrice d'Este tenutasi nel 1997 presso l'Università di Pavia, per l'occasione del quinto centenario dalla morte. Al tempo non fu evidentemente possibile la pubblicazione degli atti, cosicchè  se ne fece carico dieci anni dopo Luisa Giordano, coordinatrice del convegno assieme a Renata Crotti. Ne uscì un volume tematico composto dalle relazioni di chi aveva partecipato direttamente, ma aperto a nuovi contributi che si erano nel frattempo andati sviluppando.

Leggiamo una interessante nota di costume dalla relazione di Alessandra Ferrari (p. 46):
"Da un altro personaggio caro alla corte estense, Bernardino Prosperi, apprendiamo che grazie alla sua fantasia senza pari e alle immense ricchezze di cui poteva disporre, Beatrice conservava nel solo castello di Vigevano ottantaquattro abiti, di modo che il suo guardaroba, come ebbe a commentare durante una visita la madre Eleonora, sembrava «una sacristia apparata di piviali».
Tutto questo sfarzo non appagava soltanto i gusti e le inclinazioni di Beatrice, ma nella mente di Ludovico il Moro aveva anche una chiara funzione pubblica, quale espressione della sua potenza e della ricchezza della casata sforzesca".

L'intero volume è consultabile presso la Biblioteca; non è accessibile al prestito esterno.

giovedì 15 novembre 2018

Il Duca Borso d'Este e la politica delle immagini nella Ferrara del Quattrocento


Nel 2007 per le Edizioni Cartografica uscì un prezioso saggio di Micaela Torboli, sul governo di Borso d'Este. Ne riportiamo alcuni passi dall'Introduzione, chi volesse approfondire può consultarlo in biblioteca.

«Borso d'Este, marchese e duca, signore di Ferrara dal 1450 al 1471, non gode del favore degli storici d'oggi. Schiacciato dal confronto con il suo predecessore, l'elegante, colto, raffinato Leonello, e perdente nell'opinione degli studiosi rispetto a colui che gli successe, il fratellastro Ercole I - personaggio giustamente ritenuto di alto profilo - Borso è spesso presentato nei numerosi volumi in cui ci si occupa di lui in modo tale da sottolineare soprattutto i presunti aspetti ritenuti negativi del suo essere e del suo operato. Borso era, secondo questa tendenza critica, di fatto prevalente, vanesio fino all'eccesso, amante dell'adulazione al punto di circondarsi di rado di intellettuali di valore preferendo mediocri pennivendoli disposti a comporre lodi sperticate in suo onore dietro lauti compensi, rozzo ed incolto, tanto da non conoscere il latino. Dietro una facciata amabile avrebbe nascosto una feroce volontà di emergere, accoppiata ad una notevole scaltrezza nutrita dalla sua tendenza all'ambiguità, che avrebbe toccato anche il comportamento sessuale. Ovviamente ci sono dei però. Intanto cito Gundersheimer: "Di certo egli era immensamente popolare. Gli studiosi che hanno trovato la sua cultura scarsa, i suoi gusti convenzionali, il suo governo severo, i suoi giudizi vendicativi e il suo amore di far mostra di sè volgare hanno avuto difficoltà a rassegnarsi a questo fatto assolutamente ovvio", ovvio forse finchè Borso non sarà davvero valutato secondo la mentalità del suo tempo, lasciando da parte considerazioni che non si attagliano adeguatamente alla cultura in cui visse.


Queste critiche serrate a Borso infatti sono quasi tutte di natura moderna, perchè per i ferraresi suoi contemporanei (e per molti secoli a venire, prima di cominciare ad avere una "cattiva stampa") Borso fu un modello inarrivabile di signore perfetto, di gran lunga il più elogiato degli Estensi, e poi rimpianto con fervore, a livello popolare fino ai giorni nostri, e non è raro trovare qualche anziano il quale, deprecando la pochezza dell'oggi, come i suoi antenati afferma con un sospiro "Non è più il tempo del duca Borso!". Pensiamo soltanto al ritratto che di Borso ci tramandano testi non destinati alla conoscenza pubblica, come le Croniche di Ugo Caleffini, dove si legge di Borso appena deceduto che egli era stato "dio della pace, refugio di miseri et socorso di poveri... dio de la liberalitade et dio di poveri huomini... parea in Ferrara che ad ogni persona fosse morto patre et matre". Un formidabile elenco di tutto quanto d'importante e grandioso era stato fatto per la capitale e per i sudditi nei vent'anni di dominio di Borso si trova nel celebre Diario ferrarese, dove il duca viene ancora una volta definito come una divinità in terra»

lunedì 12 novembre 2018

L'alfabeto ebraico, protoplasma del creato


Mercoledi 14 novembre alle ore 17,30 presso la libreria Sognalibro, via Saraceno 43 a Ferrara, avrà luogo un incontro di approfondimento a cura di Rav Luciano Meir Caro, Rabbino capo della comunità ebraica di Ferrara, dal titolo L'alfabeto ebraico protoplasma del creato.
L'ebraico è l'idioma in cui è scritta la Bibbia ed è considerato una lingua sacra. Le lettere ebraiche sono lo strumento adoperato dall'Eterno per creare l'universo e sono depositarie della potenza divina.

Mercoledi 21 novembre sempre alle ore 17,30 si svolgerà un secondo incontro, durante il quale il Rabbino ci parlerà del Midrash: una lettura originale del testo biblico, una sollecitazione ricca di significati inaspettati e di punti di riflessione.

venerdì 9 novembre 2018

Anastasiya Petryshak a Ferrara

(foto tratta dalla pagina Facebook ufficiale dell'artista)

Al Teatro Nuovo di Ferrara domenica 10 p.v. si svolgerà il concerto-evento di Anastasiya Petryshak, giovanissima violinista ucraina naturalizzata italiana considerata tra le più grandi virtuose attualmente in attività. L'artista che recentemente si è esibita a New York, Dublino e Londra al fianco di Andrea Bocelli, sarà accompagnata dall'ensemble "The Strings", composto da 18 musicisti provenienti da 15 diverse nazionalità e risultati i migliori corsisti alla prestigiosa Università delle Arti di Zurigo (ZHdk). Organizzatore dell'evento, don Franco Rogato assistente diocesano alla pastorale giovanile. L'ingresso è gratuito.



martedì 6 novembre 2018

Ferrara navigabile nella Cronaca di Riccobaldo


In anni recenti si è parlato ripetutamente del progetto dell'idrovia ferrarese. Significherebbe il recupero di un'antica vocazione della città, attraversata nel Medioevo da più rami del Po, in maniera significativa soprattutto nella sua parte più antica, la zona della Ripa Grande e del Polesine di Sant'Antonio (l'omonimo monastero insisteva su una vera e propria isola, poi congiunta al resto della città in seguito all'interramento del ramo di Volano, cui contribuì significativamente l'intervento voluto da Niccolò III nel 1401).
Sull'argomento disponiamo di un prezioso contributo di Stella Patitucci Uggeri, uscito nella collana Atti e Memorie della Deputazione Ferrarese di Storia Patria, Serie terza n. 30 del 1984.
Ne leggiamo un breve passo tratto dall'Introduzione:
«Ferrara rappresentò fino alla metà del secolo XII il nodo principale dei traffici idroviari della bassa pianura padana. Ma anche dopo lo sconvolgimento idrografico apportato dalla rotta di Ficarolo la sua importanza restò notevole, anche se la principale diramazione del corso del Po si era venuta ad arretrare di una quindicina di miglia dal sito della città, pur ricadendo sempre dentro il suo territorio.
All'alba del secolo XIV Ferrara appare ancora il centro della rete idroviaria della pianura padana orientale nel quadro tracciato da Riccobaldo nella cosidddetta Chronica parva ferrariensis, anche se vi è palese il rammarico per un mutato assetto politico, che non consente più la libera circolazione delle merci e il completo sfruttamento di quel complesso ed organico sistema di fiumi e di canali ancora in piena efficienza.
Riccobaldo rievoca con accorata nostalgia nella parte storica i floridi commerci, che avevano reso prospera la sua città nel buon tempo antico e che avevano perciò acceso l'invidia e la cupidigia di Venezia...».
L'intero contributo è consultabile, fotocopiabile o scansionabile presso la Biblioteca negli orari di apertura e alle norme di regolamento.

mercoledì 31 ottobre 2018

Celebrazione solenne di Ognissanti



Nell'augurare a tutti una lieta celebrazione della festa di Tutti i Santi, la Biblioteca comunica che riaprirà al pubblico lunedi 4 novembre, nell'orario consueto

lunedì 29 ottobre 2018

Luciano Chiappini su Girolamo Savonarola ed Ercole I d'Este

(foto tratta dal sito Ferraraitalia che ringraziamo)

Nel 1952 Luciano Chiappini pubblicò un contributo dal titolo Girolamo Savonarola ed Ercole I d'Este. Il saggio uscì su "Atti e Memorie" della Deputazione Provinciale Ferrarese di Storia e Patria, Vol. 7 - Parte 3., Nuova Serie. 

Ne riportiamo un breve estratto:
«I rapporti intercorsi tra Savonarola ed Ercole I d'Este  furono tra i più cordiali e rispettosi. Forse non si conobbero di persona, a meno che ciò non sia avvenuto tra il '79 e l'82, durante il soggiorno ferrarese del frate agli Angeli. La prima notizia che ne ha il duca precede di pochi giorni l'arrivo dei francesi di Carlo VIII a Firenze, è infatti datata 5 novembre 1494, consegnata al duca da Manfredo Manfredi, suo corrispondente a Firenze. Dice che a Firenze è ritenuto santo: non ci vuol altro per Ercole che nella lettera del 13 maggio 1495 al Manfredi chiede di consultare Savonarola sulla situazione d'Italia. Fra Girolamo risponde al Manfredi che rifletterà, riservandosi poi di scrivere direttamente al duca. Forse guardava a Ferrara come a un terreno propizio per la sua predicazione. Anche l'umanista pesarese Pandolfo Collenuccio ne scrive con entusiasmo al duca. Ma i sospetti e le irritazioni ufficiali non si fanno aspettare.
Se il confessore ducale, dice Savonarola, scrive al duca circa il veto sulla predicazione e addirittura la scomunica, forse lo hanno condizionato i frati degli Angeli. Affermazione che ci permette di intravvedere una tendenza ostile o perlomeno fredda e sospettosa dei frati ferraresi che, come appartenenti alla Congregazione lombarda, non potevano non disapprovare la defezione di Savonarola e i suoi seguaci dalla stessa con la conseguente costituzione della Congregazione di san Marco, di cui era stato eletto vicario generale».

L'intero articolo è leggibile presso la nostra sede; ricordiamo ai gentili utenti che è possibile anche richiederne la scansione via mail presso uno dei recapiti indicati.

Scoperto un nuovo affresco nella chiesa di Sant'Antonio in Polesine, a Ferrara

  Un importante restauro sta avendo luogo presso il convento ferrarese delle Monache Benedettine, sant'Antonio in Polesine . Qui Federic...