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giovedì 28 febbraio 2019

Ottavario di preghiera per santa Caterina Vegri


Come ogni anno, in occasione della ricorrenza del dies natalis della santa, i due conventi gemelli del Corpus domini nei quali visse le dedicano l'ottavario di preghiera; per  tradizione quello ferrarese si svolge durante la settimana precedente il 9 marzo e quello bolognese nella settimana seguente.
Il programma di questa edizione è molto nutrito, di seguito gli appuntamenti che avranno luogo presso il convento cittadino della clarisse (via Campofranco 1 a Ferrara)

Sabato 2 marzo
ore 16,30 Una bellezza sorprendente: Laura Vincenzi
Presentazione di Lettere di una fidanzata a cura di Guido Boffi
intervengono Guido Boffi, mons. Massimo Manservigi vicario generale
Letture a cura di Gian Filippo Scabbia
Accompagnamento musicale di Roberto Berveglieri
ore 21 Il dodicesimo giardino. Viaggio spirituale con Caterina Vegri. Piccolo oratorio per soli, coro, archi e arpa. Musica di Giorgio Zappaterra

Domenica 3 marzo
ore 16 La santità "imperfetta"
D. Gianni Marmorini presenta il suo libro Isacco il figlio imperfetto insieme a Lidia Maggi, biblista

Martedi 5 marzo
ore 21 Attratti da una bellezza
in preghiera con i giovani

Sabato 9 marzo
ore 16 La santità per tutti
riflessioni sull'Esortazione apostolica Gaudete et exsultate con Cristina Simonelli, teologa

Ogni pomeriggio è possibile visitare la Cappella del forno dove avvenne il miracolo del pane e nei locali esterni del monastero la mostra su Laura Vincenzi Nulla è per caso

Dall'1 al 9 marzo
ore 18 Vespri
ore 18,30 Celebrazione eucaristica

Info 0532 207825 clarisse.ferrara@gmail.com


venerdì 11 gennaio 2019

Illuminata Bembo, biografa di Caterina Vegri


Suor Illuminata Bembo, discendente dell'illustre casata veneziana, conosce Caterina Vegri a Ferrara, nel primitivo monastero del Corpus Christi; la seguirà poi anche a Bologna, divenendone la custode "discreta e attenta" e, alla morte della santa, la biografa ufficiale. L'edizione critica, curata nel 2001 da Silvia Mostaccio per SISMEL - Edizioni del Galluzzo¹, fu preceduta da una semplice e ornata pubblicazione "pro manuscripto" uscita a Ferrara nel 1989 per opera delle sorelle clarisse del Corpus Domini².
L'introduzione a questa edizione locale venne curata da don Giuseppe Cenacchi; ne riportiamo un breve stralcio:
«Illuminata Bembo, figlia del patrizio veneziano Lorenzo, aveva come si suol dire le carte in regola per affrontare l'impresa di biografa: colta per tradizione familiare, retta di mente e onesta nella vita, religiosa esemplare a Ferrara e abbadessa di valore a Bologna, stimata dai suoi contemporanei, dimostra anche di essere scrittrice di talento a conoscenza del movimento riformatore, sviluppatosi durante il sec. XV e noto con il nome di "devotio moderna". Lo stesso monastero del Corpus Domini aveva aderito alla riforma e teneva contatti di formazione e dei aggiornamento con esponenti del francescanesimo "osservante". La nostra scrittrice aiuta il lettore ricordandogli, in forma didattica, che l'opera è redatta con "balbucente lingua" e "tremante mano", quasi a sollecitare tutti, anche coloro che pensassero di non poter sostenere il peso e la fatica dell'apprendimento.


Il contenuto, è ancora l'autrice che spiega, comprende tre parti: vita (I-VII cap.); morte (VIII); eventi miracolosi dopo la morte (IX). La prima parte è suddivisa secondo sette argomenti, sotto i quali si annotano i fatti senza la preoccupazione cronologica. Primo in assoluto l'amore: ispiratore della santità e della totalità dell'essere e dell'agire, essenza della completa oblazione e della permanente consacrazione. All'amore si giunge con la pienezza del dono mediante tre vie, tracciate in base al classico ordine della "via negationis", "via affirmationis", "via eminentiae". Come concreto segno di questo itinerario viene ricordata e motivata la scelta definitiva di santa Caterina a favore della regola di santa Chiara, dopo un primo periodo di soggiorno al Corpus Domini» [...]

¹fa parte della collana La santa e la città, consultabile in biblioteca e accessibile al prestito esterno
²questa fonte è ovviamente accessibile solo in loco.

La seconda immagine è tratta da wikipedia, scaricabile a questo link.

lunedì 15 ottobre 2018

Il monastero di San Bernardino

(entrambe le immagini sono tratte da Wikipedia,
questa sopra è un ritaglio dalla pianta di Andrea Bolzoni
)

Il monastero di san Bernardino, oggi perduto, sorgeva tra le vie Giovecca e Mortara. Originariamente sorto come monastero maschile cistercense, era stato poi destinato alla comunità di benedettini di San Bartolo fuori le mura. Iniziata l'Addizione erculea, il duca Ercole I aveva proposto ai monaci di spostare il monastero all'interno della città, offrendo loro l'area di corso Giovecca che noi contemporanei conosciamo per aver ospitato a lungo l'ospedale cittadino.


Riferimenti alla facciata di un nuovo monastero nella Terra Nova per i monaci di San Bartolo sono presenti nell'anonimo Diario ferrarese sotto l'anno 1496. Documenti d'archivio mostrano che già nel 1498 i monaci davano incarico ad artigiani e muratori di iniziare la costruzione sia della chiesa che del monastero. Ma i lavori procedevano a rilento, pare che i monaci non gradissero quella che dovette apparire una vera e propria "deportazione" forzata dalla campagna alla città, così nell'autunno del 1509, quattro anni dopo la morte di Ercole, la nuora Lucrezia acquistò lo stabile per quattromila lire ferraresi e lo trasformò in convento dedicato alla nipote Camilla.
Un cronista dell'epoca riferisce che nel 1510 la duchessa assieme a Camilla condusse un gruppo di ventidue monache del Corpus Domini a San Bernardino; alla loro direzione era stata nominata suor Laura Boiardi, già badessa al Corpus Domini e figura carissima alla stessa Lucrezia.
Riccamente dotato, il monastero disponeva di un'Annunciazione a destra dell'altare, di mano sconosciuta ma attribuita a Dosso, e di una pala d'altare di Scarsellino, oggi alla Pinacoteca di Brera.

Bibliografia essenziale:
A. Bargellesi, Camilla Borgia e il convento di San Bernardino in Ferrara, in: Studi vari, Rovigo 1955
D.Y. Ghirardo, Strutturazione e destrutturazione del Convento di San Bernardino, in: Analecta Pomposiana 27, Ferrara 2003
A.M. Fioravanti Baraldi, Un singolare episodio di committenza femminile a Ferrara: il monastero di San Bernardino, in: Caterina Vigri, la santa e la città, Firenze 2004
A. Tissoni Benvenuti, L'arrivo di Lucrezia a Ferrara, in: Lucrezia Borgia, Firenze 2006

venerdì 29 giugno 2018

Caterina Vegri e le nuove fondazioni a Ferrara e a Bologna

(foto tratta dal sito Ferrara nascosta)
-continua, i capitoli precedenti sono qui e qui-
A questo punto, siamo nel 1431, le sorti del nascente monastero del Corpus Domini vengono a cuore alla nobile Verde dei Pio da Carpi, la cui sorella, Taddea, aveva professato al monastero delle clarisse di Mantova. Dunque alla fondazione ferrarese concorrono anche altre monache provenienti dal Santa Paola, apportando così quelle istanze di riforma anche al monastero di Ferrara e successivamente di Bologna, anch'esso fondato e diretto da Caterina Vegri.
La definitiva sistemazione del monastero pare coincidere con il raggiungimento di una matura serenità interiore; Caterina, schiva di cariche onorifiche, fu a lungo preposta al forno, ma ricoprì pure l'ufficio di maestra delle novizie.
Fra il 1455 e il 1456, nel quadro della creazione di nuove istituzioni monastiche nell'Italia settentrionale, venne deciso che Caterina avrebbe dovuto recarsi a Bologna per fondarvi una comunità di clarisse. Vi giunse nel luglio del 1456 accompagnata da alcune consorelle - non ne conosciamo il numero, che varia da quindici a venti a seconda dei biografi - e dalla madre. La comunità si stabilì nel monastero che fu poi detto del Corpus Domini. Caterina venne subito nominata badessa, e in pochi anni riuscì a fare del monastero bolognese un centro particolarmente vivace di vita intellettuale e spirituale.
Speciale significato acquistò nell'itinerario mistico di Caterina l'ultimo anno della sua vita terrena: ad una grave malattia successe un temporaneo ristabilimento, che la vide quasi estraniarsi dalla vita del monastero per coltivare più pienamente il proprio rapporto personale col Cristo.
Morì, circondata dalle consorelle, il 9 marzo 1463. Da subito il suo corpo divenne oggetto di una venerazione capillare. Subito si sparse la notizia di miracoli compiuti grazie alla sua intercessione; prodigiosa apparve la incorruzione del suo corpo. Il culto crebbe nel tempo ed occupò largo spazio nella Bologna del Cinque-Seicento. La concessione dell'ufficio e della messa propri sono del 1524; del 1592 è l'iscrizione al martirologio, ma il processo di canonizzazione, iniziato nel 1646, si concluse solo nel 1712. Suo giorno commemorativo è il 9 di marzo.

Bibliografia essenziale reperibile presso la Biblioteca:
*Illuminata Bembo, Lo specchio di illuminazione, Firenze Sismel 2001
*Caterina Vigri, la santa e la città, a c. di Claudio Leonardi, Firenze Sismel 2004
*Pregare con le immagini: il Breviario di Caterina Vigri, a c. di Vera Fortunati e Claudio Leonardi, Firenze Sismel 2004
*Kathleen G. Arthur, Il breviario di Santa Caterina da Bologna e l'"arte povera" clarissa, in I monasteri femminili come centri di cultura fra Rinascimento e Barocco, Roma Ediz. di Storia e Letteratura 2005
e tutta la produzione di santa Caterina nelle edizioni Sismel (Rosarium; Sermoni; I dodici giardini; Le sette armi spirituali; Laude, trattati e lettere)

lunedì 18 giugno 2018

Caterina Vegri e gli inizi del Corpus Domini

(immagine tratta dal blog Regio Diciotto)

Figlia di Giovanni (secondo alcuni Bartolomeo) gentiluomo ferrarese al servizio dei marchesi d'Este, e di Benvenuta Mammolini, nobildonna bolognese, Caterina Vegri nacque a Bologna l'8 settembre 1413. Trascorse a Bologna i primi anni della sua vita (nota 1); tra il 1420 e il 1423 si trasferì con la madre a Ferrara. Dopo qualche tempo lasciò la casa paterna per andare a vivere a corte quale compagna di Margherita d'Este figlia naturale di Niccolò III. Le date più probabili oscillano tra il 1422 e il 1424 (nota 2).
Il periodo trascorso alla corte estense, allora uno dei più vivaci centri di cultura umanistica, fu decisivo per la formazione di Caterina. Essa vi acquisì una buona conoscenza del latino; imparò inoltre a scrivere in bella grafia umanistica, a dipingere, a miniare i codici, a suonare la viola. Intorno al 1426, in concomitanza con le nozze di Margherita, lasciò la corte per unirsi ad un gruppo di pie donne costituitosi in Ferrara nel 1406 per iniziativa di Bernardina Sedazzari e diretto allora da Lucia Mascheroni (nota 3).
I primi anni di vita di questa comunità furono molto travagliati, ne parlano dettagliatamente Antonio Samaritani nel suo Profilo di storia della spiritualità, pietà e devozione e Teodosio Lombardi nel Profilo di Caterina Vegri, al cui riassunto mi riferisco: la comunità di Bernardina Sedazzari nacque nel luogo in cui tuttora si trova il convento delle clarisse. Ma dal 1406 al 1426 non ebbe alcun rapporto con la regola di santa Chiara. In data 1 giugno 1407 il vescovo di Ferrara Pietro Boiardi rilasciò alla Sedazzari una lettera in cui si concedevano 40 giorni di indulgenza a quanti avessero contribuito alla riuscita dell'opera. Un decreto del marchese Niccolò III d'Este del 1 giugno 1413 permise alla Sedazzari e alle sue compagne ancora improfesse e non astrette a vincoli canonicali di poter acquistare beni immobili e di stipulare regolari contratti entro il limite di 500 libbre marchesane. Il 31 maggio 1419 papa Martino V autorizzò il vescovo di Bologna Niccolò Albergati ad istituire nella casa della Sedazzari una comunità sotto la regola agostiniana. Il breve papale però non ebbe seguito: le consorelle non professarono né si sottomisero alla giurisdizione del vescovo di Ferrara. Il 2 aprile 1425 la Sedazzari lasciò erede di ogni cosa la discepola prediletta suor Lucia Mascheroni; morirà poco più avanti nella stesso anno. Sotto la guida esitante e inesperta di Lucia il fragile equilibrio della comunità deflagra, le incertezze sulla via da seguire diventano più appariscenti, forse inizia a serpeggiare qualche gelosia. Una parte si coalizza attorno alla figura di Ailisia di Baldo, ostinatamente determinata a far passare la linea agostiniana; Lucia Mascheroni viene espulsa dal primitivo oratorio per iniziativa dello stesso vescovo Pietro Boiardi, ne sarà reintegrata solo nel 1426 dal consiglio marchionale (nota 4). Dopo un breve periodo di apparente tregua il dissenso riprende vigore finché, fra il 1429 ed il 1430, Ailisia e alcune suore se ne escono per attuare altrove una fondazione di agostiniane; le restanti tra cui Caterina diedero origine, nell'anno 1431, ad un monastero di clarisse osservanti intitolato al Corpus Domini, secondo la denominazione assunta fin dall'inizio dalla sede del loro ritiro (nota 5). Va forse riferito a questo periodo quel "gradissimo dolore" di cui Caterina parla nelle Sette armi spirituali.
-continua-

nota 1, sembra accertato che attorno ai dieci anni Caterina abbia ascoltato una predica di san Bernardino da Siena a San Petronio. Potrebbe essere però un calco agiografico sull'episodio di Chiara di Assisi che circa alla stessa età ascoltò per la prima volta una quaresimale di san Francesco nella piazza di San Rufino.
nota 2, la studiosa inglese Kathleen Arthur obietta che Margherita "in quanto figlia illegittima di Niccolò non poteva avere damigelle personali. Inoltre Caterina e Margherita erano coetaneee ... Caterina fu più probabilmente damigella della marchesa Parisina Malatesta, arrivata nel 1418 come seconda sposa di Niccolò II d'Este a Ferrara".
nota 3, "Nella zona di Sant'Andrea e nelle vicine di Santa Maria in Vado, San Tommaso, San Vitale rinveniremo ben presto e lì riscontreremo sino almeno alla metà del '400 numerosi centri eremitici autonomi e più tardi il nucleo più rilevante delle case per le pinzocchere che va a raggrupparsi attorno alla dimora delle oblate e degli oblati agostiniani", A. Samaritani. E' questo il nucleo più antico della città, ancora interessato dal corso del Po, nonostante sia ormai diventato ramo minore. Santa Maria "in Vado", l'antichissima basilica teatro nel 1171 del miracolo eucaristico, significa precisamente "del Guado".
nota 4, la Mascheroni si era rivolta a Niccolò III in persona per rimarcare la validità delle sue ragioni.
nota 5, Chiesa e monastero di Sant'Agostino, perduti, sorgevano nella zona tra Santa Maria in Vado e il Corpus Domini. La Chiesa, consacrata il 12 marzo 1444 dal beato Giovanni da Tossignano, era impreziosita da un'Annunciazione del Bastianino, oggi alla Pinacoteca Nazionale.

Scoperto un nuovo affresco nella chiesa di Sant'Antonio in Polesine, a Ferrara

  Un importante restauro sta avendo luogo presso il convento ferrarese delle Monache Benedettine, sant'Antonio in Polesine . Qui Federic...