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martedì 2 febbraio 2021

La scomparsa di Jean-Pierre Jossua

 


Apprendiamo da un tweet delle edizioni Qiqajon dell'avvenuta scomparsa del teologo domenicano Jean-Pierre Jossua. Figura di primo piano della teologia contemporanea, aveva svolto gli studi di teologia presso la scuola di Le Saulchoir. Impossibile illustrarne esaustivamente la grandezza, invitiamo comunque i lettori appassionati di teologia ad approndirne la conoscenza, ed intanto leggiamo assieme qualche riga autobiografica da La letteratura e l'inquietudine dell'assoluto, edito nel 2005 da Diabasis.

«Quella che era la mia situazione all'inizio del mio insegnamento di teologia, trantacinque anni or sono, rappresenta efficacemente la disgiunzione totale che poteva esistere allora fra il pensiero religioso e la letteratura o gli studi dedicati a quest'ultima, così come il loro reciproco ignorarsi. A parte una certa attenzione agli aspetti letterari della Bibbia e delle opere cristiane antiche o dei testi mistici vivevo una completa schizoidia. Intendo, cioè, una giustapposizione tra il lettore appassionato che sono sempre stato, l'uomo che aveva tratto dalla letteratura una parte della sua sostanza viva e della sua riflessione sull'esistenza, e lo specialista di una teologia cristiana che pure volevo accordare alla modernità. Vedo due ragioni principali di tale cesura. La prima è universale e attiene allo stile intellettuale della teologia, che fu fin dal XIII secolo e ancora oggi continua ad essere, un discorso eslcusivamente concettuale. E ciò vale anche quando essa non è sistematica, anche nel caso di teologi d'avanguardia, anche per coloro che hanno praticato un'apertura alle scienze umane: storia, sociologia, psicanalisi, scienze delle religioni. La seconda ragione è più tipica dei paesi latini, e in particolare della Francia e gli altri paesi francofoni. La conosciamo già: è quel fossato, aperto senza dubbio nel Rinascimento, scavato profondamente dai Lumi, confermato dalla Restaurazione e dalla Rivoluzione; lo iato, insomma, creatosi tra una sub-cultura clericale e la cultura comune, che ho già evocato dicendo che era divenuto una delle componenti della "laicità". Il mondo laico, per un risentimento che in sè non è inspiegabile, si è mantenuto estraneo a interessi religiosi, mentre la sottocultura teologica, da parte sua, ha prima vegetato, poi, verso la fine del XIX secolo, ha ripreso vita e ha prosperato, a dispetto di crisi profonde (sopraggiunte ogni volta che si annunciava un'apertura, istantaneamente repressa dalle autorità ecclesiastiche) in un ambiente intellettuale piuttosto chiuso e spesso collocato in posizione difensiva»

venerdì 4 maggio 2018

Un nuovo crollo ferisce la Chiesa di San Domenico

(immagine tratta dal "Resto del Carlino" 4 maggio 2018)

Nei pressi dell'anniversario del sisma di sei anni fa (20 e 29 maggio 2012), la città si è svegliata con una ferita in più: il crollo di parte del tetto della chiesa di San Domenico.
Complesso sacro ricchissimo per storia e arte, fu sede dell'ordine dei domenicani fin dalla sua origine, e successivamente ospitò il Tribunale dell'Inquisizione. Al suo interno opere di Gaetano Gandolfi, Carlo Bononi, Giambettino Cignaroli, Luigi Corbi, Francesco Parolini e lo stesso Scarsellino.
Nel dicembre del 2000, la Ferrariae Decus pubblicò un numero del suo "Bollettino", il 17 precisamente, specificamente dedicato alla storia del complesso monumentale e alla presenza dell'Ordine domenicano a Ferrara.


Leggiamo dal contributo di Gianna Vancini: "In un compromesso del 21 maggio 1235 tra la badessa di S. Silvestro in Ferrara e quella di S. Andrea in Ravenna si concorda di assumere come giudice, per una causa di proprietà relativa alla valle di Bozzoletto, il priore dei domenicani di Ferrara.
Il docente di anatomia Giulio Muratori, seguendo il Frizzi, addirittura parla di domenicani a Ferrara quando S. Domenico era ancora in vita. Con certezza era da poco morto a Bologna il castigliano Domenico di Guzman (1221) quando i domenicani nella prima metà del XIII secolo si stabilirono a Ferrara dove costruirono una piccola chiesa, in cui cominciarono a seppellire i loro morti dal 1252.
La tradizione riferisce che la prima chiesa dedicata al grande Santo, per interessamento della nobile famiglia Giocoli e a spese della comunità, venne costruita nel luogo in cui sorgeva la casa di un ortolano, nelle vicinanze del palazzo Gruamonti, luogo in cui una notte si trattenne a pregare S. Domenico, di passaggio per Ferrara. In un anonimo manoscritto conservato alla Biblioteca Ariostea si conferma che la prima chiesa e l'annesso chiostro furono costruiti già prima del 1239 e la loro istituzione prevedeva un priore dei frati predicatori ed un inquisitore".

Scoperto un nuovo affresco nella chiesa di Sant'Antonio in Polesine, a Ferrara

  Un importante restauro sta avendo luogo presso il convento ferrarese delle Monache Benedettine, sant'Antonio in Polesine . Qui Federic...