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venerdì 22 gennaio 2021

Le beghine

 


Per chi volesse tentare un approccio anche minimale alle correnti della mistica femminile, imprescindibile è la conoscenza del movimento beghinale, fiorito principalmente - ma non solo - nelle Fiandre attorno alla fine del XII secolo. Ne abbiamo già fatto cenno qui. Segnaliamo oggi il bel libro di Silvana Panciera, Le beghine. Una storia di donne per la libertà, ed. Il Segno dei Gabrielli, Verona 2011 che si avvale della preziosa prefazione di Marco Vannini. Il libro dedica il capitolo 5 ad una "galleria di ritratti", forzatamente cursoria, ma molto utile per conoscere le prime protagoniste di questa pratica di vita.
Leggiamo insieme il ritratto di Hadewijch di Anversa:
«Storicamente resta un enigma. Di lei sappiamo per certo solo il nome, l'origine (il ducato di Brabante), il periodo storico (visse nella prima metà del XIII secolo) e il titolo di beata cui accenna Jan de Leeuwen, cuoco di Ruysbroeck, parlando della sua fama. La sua vasta cultura, l'elevatezza del suo stile e l'uso di immagini cavalleresche autorizzano a supporre la sua origine patrizia, aristocratica. Si presume che abbia frequentato una scuola di arti liberali e che abbia coltivato una notevole educazione teologica. Conosce il latino, come attestano le sue citazioni delle Scritture, e il francese. La sua teologia mistica anticipa di mezzo secolo la teologizzazione "esemplarista" eckhartiana, ("noi ritorniamo da dove veniamo e dobbiamo divenire quaggiù ciò che siamo nell'Essenza"), immersa però grazie a lei nell'aura della mistica nuziale. Legge sicuramente sant'Agostino, san Bernardo e san Guglielmo di Saint-Thierry. [...] 
Tra il 1220 e il 1240 compone 31 lettere, 45 poemi strofici e 16 a rima piatta. Le sue Visioni, le sue Lettere e i suoi Poemi mistici figurano non solo tra le più belle pagine della mistica medievale, ma anche tra le prime opere letterarie fiamminghe, tanto da essere studiate nelle scuole. I suoi scritti sono stati pubblicati per la prima volta tra il 1875 e il 1885».

lunedì 17 agosto 2020

Le beghine della Lotaringia: Maria di Oignes e gli ecclesiastici che la appoggiarono

 

(immagine tratta dal sito Santiebeati.it che ringraziamo)

«Il movimento delle beghine prese avvio in Lotaringia (l'antica parte centrale dell'impero carolingio), partendo dall'attuale Belgio e diffondendosi ben presto nella zona del Reno. La dinamica demografica giocò un certo qual ruolo, data la migrazione delle donne dalla campagna alle città in pieno sviluppo per trovare lavoro, ma si tratta di un fattore, non di una spiegazione. Sin dall'inizio del ventesimo secolo, si è affermata una divisione cronologica in quattro momenti per spiegare lo sviluppo istituzionale del beghinaggio: (a) singole donne che vivevano da sole o con i genitori; (b) piccole comunità all'interno delle parrocchie; (c) gruppi di dimensioni maggiori di beghine inserite al servizio di ospizi e di altre opere pie; e (d) parrocchie indipendenti (dette curtes) di beghine con grandi comunità di donne e di personale associato, come è dato riscontrare nel begijnhof belga che è sopravvissuto sino ad oggi. Al contrario di quanto si è spesso sostenuto, gli studi più recenti hanno mostrato come nel sud dei Paesi Bassi, almeno, il terzo e il quarto stadio non abbiano rappresentato uno sviluppo tardivo in reazione alla condanna del movimento all'inizio del quattrordicesimo secolo. Al contrario, essi avvano preso avvio già nel secondo quarto del tredicesimo secolo, nel momento in cui le autorità ecclesiastiche cercarono di regolare questa nuova manifestazione della religiosità femminile.»
Per le note, e il resto dell'articolo, si rimanda a: Bernard McGinn, Storia della mistica cristiana in Occidente, ed. Marietti 2008, p. 49.

mercoledì 24 ottobre 2018

Insediamenti eremitici nella Ferrara medievale

(la foto è tratta dal sito Ferrara nascosta che ringraziamo)

«Negli anni dell'affermazione "prematura" della signoria estense nel 1240, quando Azzo VII non è ancora ufficialmente il dominus civitatis, l'eremitismo conventualizzato cittadino mette in moto un processo che coinvolgerà tutte le vecchie e nuove convivenze agostiniane non strettamente regolari in nesso di reciproca interdipendenza, e ciò partirà proprio dalla corte, con Beatrice figlia di Azzo VII.
Dal 1254 al 1257 in particolare le eremite di Beatrice, presto trasformate in benedettine sui generis, passeranno da Santo Stefano della Rotta a Sant'Antonio in Polesine, forse precedentemente agostiniano giambonita e appartenente alla nuova congregazione unitaria agostiniana dal 1256. Di qui gli eremitani agostiniani unificati si trasferiscono al vescovile e capitolare S. Andrea.
Nella zona di Sant'Andrea e nelle vicine di Santa Maria in Vado, San Tommaso, San Vitale rinveniremo ben presto e li riscontreremo fino almeno alla metà del '400 numerosi centri eremitici autonomi e più tardi il nucleo più rilevante delle case per le pinzochere che va a raggrupparsi - loro di estrazione francescana - attorno alle dimore delle oblate e degli oblati agostiniani.
[...]
Il 27 marzo 1254, a santo Stefano della Rotta presso Ferrara Beatrice d'Este, figlia del marchese Azzo VII, insieme a Meleninda da Padova compie la professione religiosa davanti al vescovo Giovanni Quirini, secondo quella regola che al papa fosse piaciuto disporre: subito dopo nel medesimo atto il presule concede loro la chiesa e il luogo della professione, con il benestare del capitolo, compresi tutti i diritti pertinenti a detta chiesa, con facoltà di costruirne altra assieme ad un nuovo claustro. Le suore non contribuiranno al vescovado altro che il censo di una libra di cera all'anno»
A. Samaritani, Conventualizzazioni di eremiti e di pinzocchere a Ferrara tra Medioevo e Umanesimo (metà sec. 13.-metà sec. 15.), estratto da: «Analecta Tertii Ordinis Regulari Sancti Francisci», n. 135, anno 15. (1982).

Il convento di Santo Stefano della Rotta insisteva su un'isola detta di san Lazzaro a motivo della chiesa e del lebbrosario, usato in seguito per ogni tipo di epidemie. L'isola si trovava sul braccio del Po di Volano, ad est della città, nel canale Diversivo tra Quacchio e l'attuale Focomorto.


Scoperto un nuovo affresco nella chiesa di Sant'Antonio in Polesine, a Ferrara

  Un importante restauro sta avendo luogo presso il convento ferrarese delle Monache Benedettine, sant'Antonio in Polesine . Qui Federic...