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lunedì 22 febbraio 2021

Con padre Vannucci "Nel cuore dell'essere"

 


Padre Giovanni Vannucci, servita, è una delle figure che più incarnano lo spirito del Concilio Vaticano II, nonostante difficoltà e fraintendimenti che ne hanno affaticato la ricezione. Presenza luminosa nella spiritualità del Novecento, ne troviamo testimonianza nelle numerose raccolte di prediche, riflessioni, consigli spirituali.
Leggiamo poche righe da una sua omelia del 16 maggio 1976, significativamente titolata Diffondere, come la pianta, bellezza, pace, libertà, silenzio.

«Non possiamo pretendere che la linfa di Cristo percorra la coscienza umana se noi che crediamo non ci trasformiamo nella realtà di Cristo. Siamo i nuovi sali che Cristo ha introdotto nella coscienza degli uomini, i nuovi glucosi. Come la linfa che Cristo porta alla coscienza dell'uomo e il nutrimento che la linfa porta alla pianta; come la linfa che Cristo comunica alla nostra coscienza e che noi dobbiamo far vivere. Allora che cosa dobbiamo fare per essere cristiani: dobbiamo stare a terra? No. Dobbiamo stare in alto? No. Tendere con impegno totale e risoluto alla conquista dello spirito? No.
Dobbiamo riordinare la nostra vita e cominciare, come la pianta, a diffondere bellezza, pace, libertà, silenzio.
E che bisogno c'è di silenzio! Nei giorni scorsi ho avuto ospiti alcuni frati, impegnati nella ricerca spirituale. Sono, mi sono accorto, nevrotici e discorsivi. In noi c'è il cervello, uno strumento molto importante; ma al di là del cervello, al di là delle cose che pensiamo, c'è il silenzio, la nostra mente, che dev'essere creatrice. Ed è creatrice quando coglie l'essenza delle cose, il mistero delle cose. E quando lo coglie non fa lunghi discorsi concatenati, ma tace. E l'uomo mette a posto un sasso, mette a posto una pianta, mette a posto un mobile mal collocato, pulisce una stanza, adorna di bellezza l'ambiente e la città in cui vive; quando parla, il suo parlare è carico della potenza che viene dal silenzio interiore, dall'equilibrio interiore che ha raggiunto».

G. Vannucci, Nel cuore dell'essere. Prediche alle Stinche, Milano, Mondadori 1998, p. 71.

mercoledì 3 febbraio 2021

Una mistica di oggi: Odile van Deth


 

Odile van Deth, scrittrice prolifica, infaticabile protagonista del cristianesimo di base, è stata a lungo suora domenicana di vita contemplativa, ed è infatti più conosciuta con il nome religioso di suor Emmanuelle-Marie. Collabora con il gruppo Oreundici, e pubblica con le edizioni Messaggero di Padova.
Abbiamo tratto, e condividiamo con voi, qualche riga dal suo Dilatare la vita, Padova, Messaggero 2007

«La Sacra Scrittura, come e più di altri testi fondatori, ci parla della nostra vita concreta. Chi la legge per trovarvi informazioni storiche o culturali, rischia di fuorviarsi e di abbandonarla presto. A chi gli chiedeva cosa fare per "ereditare la vita eterna", Gesù rispondeva: "cosa sta scritto nella Legge?" (modo di dire: nella Sacra Scrittura). Come la leggi tu? La Parola è vivente e infonde vita, ma può anche restare lettera morta per chi la scruta senza interrogarla nella propria esistenza. Un detto rabbinico afferma che non si deve leggere la Scrittura per cercarvi cosa si deve credere, bensì per comprendere le cose che si credono. La Bibbia infatti illumina ogni situazione per chi le chiede il senso della propria vita».

lunedì 18 gennaio 2021

Piera Egidi incontra Adriana Zarri

 

(immagine tratta dal sito Genesi.org che ringraziamo)

Piera Egidi, filosofa, scrittrice e pubblicista, esponente di spicco della cultura valdese è pastora locale emerita. Della sua vasta produzione letteraria, presso la nostra biblioteca è possibile leggere Incontri: identità allo specchio tra fede e ragione, e il primo volume di Voci di donne: oltre il Decennio ecumenico di solidarietà delle chiese con le donne.

Proponiamo qui la sua presentazione di Adriana Zarri, figura peculiare della teologia del Novecento



«Il grande portale della casina medievale immersa nella campagna del Canavese si spalanca su un'aia magica intessuta di trine di brina. La nebbia tutt'intorno, nel sole, e quei colori dei prati, delle bacche, degli alberi, della terra, argentati nella rugiada di dicembre che è divenuta cristallo. Chi mi schiude questo spazio di perfetta bellezza è proprio lei, Adriana Zarri, che è venuta a prendermi con rara gentilezza in auto alla stazione e ha guidato con baldanza per viottoli e glebe a sobbalzi e a buche: è bella, rude, elegante, forte, semplicissima e raffinata, essenziale, scomoda. Il viso perfetto e nudo, intagliato e lievemente dipinto come una statua sacra medievale in legno, è lasciato tutto scoperto fino al collo dai capelli rialzati sulla nuca. E' un viso di quei santi severi e iracondi che non concedono nulla anche quando si offrono tutti: non posso non pensare, guardandola, a quella furia di essenzialità che pervade quel suo bellissimo libro autobiografico che è Erba della mia erba: "Sento il bisogno di semplificare, di ridurre all'essenza: spoglio, nudo, un osso". E se devo immaginarla, la immagino con la frusta che cacciò i mercanti dal tempio: una durezza androgina che smitizza ogni aspettativa melensa di buoni sentimenti, di buone parole, l'asciuttezza di chi si è pervaso del deserto, ha bruciato, o meglio è stato bruciato in ogni suo residuo inutile, poichè si è lasciato avvolgere e appartiene alla Verità».

mercoledì 6 novembre 2019

Cenni biografici su Adolfo Magrini

Nel post Ferrara città incantata è stato fatto fuggevole cenno al pittore simbolista Adolfo Magrini (1876-1957). L'accenno richiamava le sue rappresentazioni della "leggenda nera" legata a Marfisa d'Este, evidentemente famose visto che anche il primo contributo che ci viene incontro dal nostro catalogo si intitola precisamente Le due Marfise di Adolfo Magrini (ne è autore Lucio Scardino, in La Pianura n. 2/87). Dal noto critico apprendiamo che l'artista «nacque il 10 luglio 1874 a Ferrara, dall'avvocato Pietro. Qui frequentò la civica scuola d'arte "Dosso Dossi" con insegnanti Longanesi, Ravegnani, Legnani: quindi si perfezionò all'Accademia di Belle Arti di Napoli sotto la guida del grande Domenico Morelli. Se a Ferrara Magrini ricevette robusti rudimenti pittorici, a Napoli il contatto con l'opera di Morelli (autore, fra l'altro, di vari dipinti sulla vita del Tasso, di ambientazione ferrarese) lo suggestionò nell'adozione di una sorta di tardo Romanticismo storico, con evidente substrato veristico, benchè "letterariamente" trasfigurato. Tornato a Ferrara, oltretutto, l'amicizia con il coetaneo Domenico Tumiati, poeta, critico e commediografo, rappresentante di istanze simbolistiche, idealiste e, infine, storico-realiste (celebri i suoi drammi dedicati ai personaggi del Risorgimento), amico di audaci pittori moderni quali Previati, Segantini e Pellizza, fece il resto».

(immagine tratta da un lotto della casa d'aste on-line Catawiki)

Cursoriamente ne parla anche Antonio P. Torresi nel saggio Esercizi d'ornato neoestense: le cappelle del forese (All'ombra dei pioppi, cimiteri nel forese di Ferrara, Liberty House 1991)
«Tra i membri più significati di queste commissioni (si parla delle Commissioni Municipali di Belle Arti, n.d.s.) va ricordato l'architetto Adolfo Magrini, docente all'Università ferrarese, direttore della Civica Pinacoteca e progettista quando mai eclettico, il quale postillò varie richieste negli anni Venti». 

(pubblicità tratta dal sito Rumori rubati, testimonia la sua attività di incisore, illustratore e scenografo)

Nel nostro catalogo, abbiamo trovato poco altro. Firma, con lo pseudonimo Endymion, un articolo su Gaetano Previati apparso nell'Avvenire d'Italia del 24 gennaio 1910.

giovedì 5 settembre 2019

Il Catalogo delle incisioni di Carolina Marisa Occari


Carolina Marisa Occari, ferrarese, è sicuramente una delle più grandi artiste italiane nel campo del disegno e dell'incisione. Sue opere sono presenti a Palazzo Bonacossi, presso la Biblioteca Ariostea, ma pure agli Uffizi e via via fino a Vienna e Kiev.


Figura carissima e ben nota alla nostra città, aveva studiato al liceo artistico di Venezia perfezionandosi poi all'Accademia di Belle Arti di Bologna con Giorgio Morandi e Giovanni Romagnoli. Fu maestra nelle più svariate tecniche del disegno a matita, a penna, a carboncino e sanguigna, per perfezionarsi soprattutto nell'arte incisoria. Il soggetto più amato, come si può vedere dagli esempi che riportiamo, fu sicuramente il "suo" Polesine (era nativa di Stienta) ma la sua attenzione spaziava dai ritratti ai vasi di fiori alle nature morte, ai richiami a Schifanoia.


Il catalogo ufficiale delle sue opere, curato da Laura Gavioli, è stato edito da Marsilio nel 2004. 
E' consultabile in Biblioteca alle norme di Regolamento.

lunedì 9 aprile 2018

Quando era ancora lontano, il Padre lo vide: Don Cartesio Cisterna nei ricordi di padre Talmelli


I più "anta" tra i lettori certamente ricorderanno don Cartesio Cisterna, parroco di Gaibana e confessore in Cattedrale, una sorta di "Curato d'Ars" che ha attraversato il Novecento diocesano ferrarese (1902-1992). Fu il mio insegnante di religione alle scuole elementari, ancora ne ricordo il passo svelto e la severa talare.
Alla figura di don Cartesio, padre Raffaele Talmelli ha dedicato un volumetto uscito nel 2005 per le edizioni Cantagalli di Siena, Quando era ancora lontano il Padre lo vide. Nel libro, testimonianze personali e foto originali dall'infanzia a Voghenza, alla nomina a monsignore, fino all'incontro con papa Wojtyla nella "storica" visita alla diocesi del 1990.
Il volume fa parte del fondo locale ed è perciò consultabile unicamente in sede.

giovedì 15 marzo 2018

Mons. Ruggero Bovelli: quarant'anni di episcopato nelle vicende ecclesiali e politiche della prima metà del novecento


Il quinto volume pubblicato dal Seminario Arcivescovile è una monografia su mons. Bovelli curata da Amerigo Baruffaldi, che abbiamo già incontrato quale curatore della seconda parte della Chiesa di Ferrara nella storia della città e del suo territorio.
Il libro che presentiamo oggi a partire dalla biografia di Bovelli e dalla sua ecclesiologia espone la difficile realtà religiosa della chiesa ferrarese negli anni del fascismo e della guerra, prima, e della Liberazione poi.
Leggiamo dalla premessa: «Questo libro nasce dalla convinzione, da tempo acquisita, che la figura di mons. Bovelli, arcivescovo di Ferrara dal 1930 al 1954, necessiti di ulteriori studi che tengano conto dell'eccezionalità dei tempi in cui il Presule visse, e che adeguatamente illustrino l'azione religiosa e civile da lui svolta per il bene spirituale della Chiesa ferrarese, a tutela e a difesa della città di Ferrara, in anni particolarmente luttuosi e funesti della sua storia recente».

Il volume è stato pubblicato nel 2001 per le Edizioni Cartografica, e come le altre pubblicazioni della collezione è consultabile presso la biblioteca, agli orari e condizioni di Regolamento.

Scoperto un nuovo affresco nella chiesa di Sant'Antonio in Polesine, a Ferrara

  Un importante restauro sta avendo luogo presso il convento ferrarese delle Monache Benedettine, sant'Antonio in Polesine . Qui Federic...