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mercoledì 6 novembre 2019

Cenni biografici su Adolfo Magrini

Nel post Ferrara città incantata è stato fatto fuggevole cenno al pittore simbolista Adolfo Magrini (1876-1957). L'accenno richiamava le sue rappresentazioni della "leggenda nera" legata a Marfisa d'Este, evidentemente famose visto che anche il primo contributo che ci viene incontro dal nostro catalogo si intitola precisamente Le due Marfise di Adolfo Magrini (ne è autore Lucio Scardino, in La Pianura n. 2/87). Dal noto critico apprendiamo che l'artista «nacque il 10 luglio 1874 a Ferrara, dall'avvocato Pietro. Qui frequentò la civica scuola d'arte "Dosso Dossi" con insegnanti Longanesi, Ravegnani, Legnani: quindi si perfezionò all'Accademia di Belle Arti di Napoli sotto la guida del grande Domenico Morelli. Se a Ferrara Magrini ricevette robusti rudimenti pittorici, a Napoli il contatto con l'opera di Morelli (autore, fra l'altro, di vari dipinti sulla vita del Tasso, di ambientazione ferrarese) lo suggestionò nell'adozione di una sorta di tardo Romanticismo storico, con evidente substrato veristico, benchè "letterariamente" trasfigurato. Tornato a Ferrara, oltretutto, l'amicizia con il coetaneo Domenico Tumiati, poeta, critico e commediografo, rappresentante di istanze simbolistiche, idealiste e, infine, storico-realiste (celebri i suoi drammi dedicati ai personaggi del Risorgimento), amico di audaci pittori moderni quali Previati, Segantini e Pellizza, fece il resto».

(immagine tratta da un lotto della casa d'aste on-line Catawiki)

Cursoriamente ne parla anche Antonio P. Torresi nel saggio Esercizi d'ornato neoestense: le cappelle del forese (All'ombra dei pioppi, cimiteri nel forese di Ferrara, Liberty House 1991)
«Tra i membri più significati di queste commissioni (si parla delle Commissioni Municipali di Belle Arti, n.d.s.) va ricordato l'architetto Adolfo Magrini, docente all'Università ferrarese, direttore della Civica Pinacoteca e progettista quando mai eclettico, il quale postillò varie richieste negli anni Venti». 

(pubblicità tratta dal sito Rumori rubati, testimonia la sua attività di incisore, illustratore e scenografo)

Nel nostro catalogo, abbiamo trovato poco altro. Firma, con lo pseudonimo Endymion, un articolo su Gaetano Previati apparso nell'Avvenire d'Italia del 24 gennaio 1910.

venerdì 18 ottobre 2019

Ferrara, città incantata

Nel segnalare l'imminente evento a tema fantasy che si svolgerà nella splendida cornice del nostro centro storico, recuperiamo un articolo del compianto Gabriele Turola, comparso su La Pianura n. 3 del 1995, dal titolo Ferrara, città di maghi e di fantasmi. Leggiamo qualche curiosità.
«In corso Giovecca si trova la Palazzina di Marfisa d'Este intorno alla quale circola una leggenda macabra, degna dei romanzi gotici. Marfisa d'Este, nipote di Lucrezia Borgia, tradiva il marito Alderano Cybo, principe di Massa Carrara durante le sue frequenti assenze, e come se non bastasse in preda a una forma di furia omicida assassinava i suoi amanti gettandoli nel pozzo che sorge nel giardino e in fondo al quale erano collocati affilati rasoi. Ebbene si narra che a mezzanotte si sentano scalpitare i cavalli e cigolare le ruote di una lugubre carrozza all'interno della quale siederebbe il fantasma di Marfisa che trascina come in una danza macabra gli scheletri dei suoi amanti sciagurati. Questa scena tenebrosa e orripilante è stata raffigurata in un acquerello e in un dipinto databile alla fine dell'800 del pittore simbolista ferrarese Adolfo Magrini»

(l'immagine è tratta dal sito di Tripadvisor, alla seguente pagina)

«Altro mago non meno fantastico e inquietante fu Bartolomeo Chiozzi detto il Chiozzino (Mantova 1671?-Ferrara 1744?), sorta di Faust ferrarese più vicino alla versione del Goethe che a quella di Marlowe in quando alla fine, dopo il suo patto col diavolo, riuscì a redimersi. Di lui parla Riccardo Bacchelli ne "Il Mulino del Po" e a lui la Liberty House ha dedicato un volumetto pubblicato nel 1987, illustrato dal sottoscritto. Allorchè abitava nel Palazzo Palmiroli nell'attuale Via Ripagrande n. 29 a Ferrara, il Chiozzino scavando per terra trovò un libro di arte numerica (cabala) e pronunciando una formula magica evocò un diavolo che si presentò col nome di Fedele Magrino e col soprannome di Urlone per la voce altisonante e chi gli giurò fedeltà promettendo di servirlo e di esaudire ogni suo desiderio in cambio della sua anima"

(immagine tratta dal sito Ferrara terra e acqua che ringraziamo. Nello specifico, la pagina è questa).

L'intero articolo è consultabile in biblioteca, negli orari di apertura e alle norme di regolamento.


Scoperto un nuovo affresco nella chiesa di Sant'Antonio in Polesine, a Ferrara

  Un importante restauro sta avendo luogo presso il convento ferrarese delle Monache Benedettine, sant'Antonio in Polesine . Qui Federic...