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giovedì 19 dicembre 2019

Don Lorenzo Paliotto


All'alba di lunedi 16 dicembre u.s. è mancato don Lorenzo Paliotto, storico insigne e vicearchivista dell'Archivio Storico Diocesano.
La Biblioteca perde un amico carissimo, la Chiesa tutta perde oltre che un sacerdote di particolare umanità, l'apprezzato autore di alcune tra le più brillanti pubblicazioni su Sei- e Settecento diocesano.
Lorenzo Paliotto era malato da tempo, ma la notizia della sua scomparsa ha ugualmente destato grande tristezza nella comunità che per anni aveva potuto godere della sua grande preparazione storica e culturale.



Lo ricordiamo attraverso i titoli delle sue opere principali:
Le Cinquecentine della Biblioteca del Seminario di Ferrara, S.A.T.E. 1985
Il Seminario di Ferrara: notizie e documenti, S.A.T.E. 1998
Giovanni Fontana vescovo di Ferrara (1590-1611), Cartografica 2002
Ferrara nel Seicento. Quotidianità tra potere legatizio e governo pastorale, vol. 1, Cartografica 2006
Ferrara nel Seicento. Quotidianità tra potere legatizio e governo pastorale, vol. 2, Cartografica 2009
Clero e non solo. Il Settecento religioso ferrarese, istituzioni e persone, Cartografica 2012

Solo pochi titoli, ma l'intero catalogo comprende saggi, articoli, contributi e ricerche disseminate nelle più prestigiose riviste di storia locale. Lo ricordiamo con affetto e gratitudine.

La cerimonia di commiato si terrà sabato 21 dicembre alle ore 10,30 nella chiesa di Marrara


mercoledì 7 agosto 2019

Un'edizione del Seicento


- dal fondo antico della Biblioteca -
Bellissima edizione dell'Opera omnia di san Bernardino da Siena curata da Jean de la Haye, minorita francese e bibliografo dell'Ordine vissuto in pieno Seicento.
Il frontespizio reca il timbro della Biblioteca di San Giacomo Maggiore a Bologna, cui evidentemente era appartenuto prima di finire alla Biblioteca del Seminario di Ferrara, come segnato in penna sul foglio di sguardo:


Il volume venne pubblicato a Lione nel 1650 dai tipografi Huguetan e Ravaud, e reca in frontespizio una pregevole stampa in cavo raffigurante Tolomeo egizio ed Euclide ai lati di una sfera armillare. Firma l'opera l'incisore Nicolaus Auraux, del quale sappiamo solo che era nato a Pont Saint Esprit e che morì nel 1676.


Una curiosità: una copia identica all'esemplare in nostra custodia si trova presso la Biblioteca dei Francescani di Terrasanta, come si può vedere a questo link.

Il fondo antico della Biblioteca del Seminario è visitabile su appuntamento, chiamando il numero 053261264 negli orari di apertura.

giovedì 18 ottobre 2018

Marco Zoppo, per ricordare Berenice

Nel marzo 2011 ci lasciava una grande amica del Seminario: Berenice Giovannucci Vigi, storica dell'arte che ha curato volumi sul Museo Diocesano, sulla Porta dei Mesi, sui Corali della Cattedrale, sulla pittura del Seicento. Giovanni Sassu, curatore dei Musei di Arte Antica e del Museo della Cattedrale di Ferrara, la ricordava così: "Chi ha avuto la fortuna di frequentarla, colleghi, allievi, amici o semplici conoscenti, non poteva che rimanere colpito dalla sua straordinaria energia, dalla sua voglia incontenibile di fare, dall'urgenza del condividere le proprie passioni e il suo amore per l'arte" (Un ricordo di Berenice, protagonista silenziosa della vita culturale ferrarese, in: "Ferrara. Voci di una città" n. 34, 2011).


Leggiamo un breve cenno tratto dal suo volume Marco Zoppo e il suo tempo, Bologna, Nuova Alfa 1993:
"Nel 1433, come si deduce da un documento reso noto da I.B. Supino solo nel 1925, Marco Ruggeri, detto Marco Zoppo, nasce a Cento. Dalle nuove fonti oggi disponibili, esaminate dal Samoggia, veniamo a sapere che il padre di Marco, Antonio, era stato creato notaio a Ferrara, aveva esercitato tale professione tra Pieve e Cento, e si era trasferito poi a Bologna" [...]
"Attirato verosimilmente dal nuovo clima artistico, rinnovato rispetto alle tendenze ancora tardogotiche della cultura figurativa padana dalle imprese di Donatello nella basilica del Santo e di Mantegna nella chiesa degli Eremitani, lo Zoppo intorno al 1453 è a Padova. I documenti resi noti dal Lazzarini citano "Marcus Pictor, filius Antoniji Rucerij" tra quanti frequentano la rinomata bottega di Francesco Squarcione, maestro forse più impresario che pittore, famoso per essere a capo di uno "studium" aperto fin dal 1431 a numerosi allievi, tra i quali si troverà anche Mantegna".

Il volume su Marco Zoppo è consultabile in biblioteca alle norme di regolamento.


giovedì 30 agosto 2018

Ancora sulla peste a Ferrara

(immagini tratte da Wikipedia)

Abbiamo già avuto modo di fornire indicazioni bibliografiche circa le epidemie di peste a Ferrara, segnatamente qui, per quanto riguarda il Quattrocento, e qui sull'epidemia del 1528.
Ma pure la cosiddetta "peste manzoniana" del 1630 fu "attenzionata" dalle istituzioni cittadine. Ne parla Michele Bianco nell'articolo La peste del 1630 nel Ferrarese
"Il 3 novembre 1629 fu pubblicato a Ferrara il primo dei bandi atti a prevenire il propagarsi della peste tra le popolazioni sottoposte all'autorità legatizia; il morbo - la peste di manzoniana memoria - aveva già dato notizia di sè e il bando in questione avvisava, per l'appunto, della sua sicura presenza nel territorio di Lecco, nella Valle di Madrera e in «Luoghi Oltremontani». La storia degli avvenimenti, del susseguirsi d'apprensioni, sospetti di contagio, contagio effettivo, provvedimenti e di ogni altra cosa degna d'interesse fu raccontata, per quanto riguarda Ferrara e la sua Legazione, in un libretto di poche decine di pagine, edito poco tempo appresso quegli avvenimenti, con il titolo di Memorie di quanto s'è fatto per preservazione dalla Peste di Ferrara; lo scopo del libretto, poi ristampato in edizione successiva, altro non era se non quello, lodevole, di rinnovare nella memoria delle generazioni che sarebbero seguite la totalità dei provvedimenti politici, sociali, igienici, sanitari e religiosi che si ritennero aver preservato Ferrara dalla pestilenza che in altre città del settentrione e centro Italia mieté in quell'occasione numerose vittime.


La storia e successiva cronachistica ferrarese su questo argomento è sicuramente debitrice di questa essenziale ma non esclusiva fonte; altri documenti parlano più o meno diffusamente di quei tre anni 1620, 1630, 1631 in cui la peste fece altrove strage. Questo studio è il frutto dell'esame della corrispondenza, inviata da parroci, curati, economi, medici o altri soggetti ancora, che nel corso di alcuni mesi pervenne alla cancelleria del vescovo Magalotti in seguito a sue disposizioni. La finalità prima di questa corrispondenza era essenzialmente di ordine pastorale, ma ciò che ora se ne può ricavare è una documentazione articolata e e variegata, se non anche esatta e puntuale, di ciò che andava accadendo in quei mesi così drammatici". 

L'articolo il questione è contenuto nel n. 15/1990 di Analecta Pomposiana alle pp. 137-143, ed è consultabile in biblioteca alle norme di regolamento.

mercoledì 11 aprile 2018

Giovanni Fontana, vescovo di Ferrara (1590-1611)


Lorenzo Paliotto, storico diocesano di chiara fama, è autore di numerose pubblicazioni sulla storia del Seminario e su Ferrara nel periodo della Devoluzione. Tra le principali, ricordiamo Il Seminario di Ferrara, notizie e documentiLe Cinquecentine del Seminario di FerraraComacchio all'indomani del Concilio di TrentoFerrara nel Seicento. Quotidianità tra potere legatizio e governo pastoraleClero e non solo. Il Settecento religioso ferrarese. Qui lo citiamo come autore della settimana pubblicazioni promossa dal Seminario, Giovanni Fontana vescovo di Ferrara (1590-1611). 
Leggiamo dalla prefazione di mons. Danillo Bisarello, al tempo economo e "promoter" di numerose pubblicazioni: "Una parte della letteratura storica della nostra Chiesa si presenta ora con lo studio dell'amico don Lorenzo Paliotto, che mette in luce l'onore e la virtù di un suo pastore. L'essenzialità del linguaggio usato dall'Autore, insieme con l'analisi cronologica dell'infaticabile azione pastorale, mostrano Giovanni Fontana vivo e operante, al tramonto dell'umanesimo, per riportare Cristo nel cuore della persona e la persona nel cuore di Cristo: un movimento reso evidente dalla sua quotidiana vita di preghiera, dalla costante attenzione ai poveri e ai mendicanti, dalla personale disponibilità verso il clero e i laici sino a manifestarsi nella cura degli edifici sacri alla luce della nuova età barocca".
Il volume è uscito nel 2002 per le edizioni Cartografica Artigiana, e consultabile presso la nostra Biblioteca alle condizioni di regolamento.

Scoperto un nuovo affresco nella chiesa di Sant'Antonio in Polesine, a Ferrara

  Un importante restauro sta avendo luogo presso il convento ferrarese delle Monache Benedettine, sant'Antonio in Polesine . Qui Federic...