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venerdì 14 dicembre 2018

La miniatura degli anni d'oro a Ferrara


Nel richiamare l'attenzione sulla installazione multimediale presentata alle Gallerie Estensi, che ci consentirà di "sfogliare" sia pure virtualmente quel capolavoro di miniatura rinascimentale che è la Bibbia di Borso, segnaliamo un prezioso volume consultabile presso la biblioteca, pubblicato in occasione delle Celebrazioni del V centenario della morte di Cosmè Tura ed Ercole de' Roberti. Si tratta de La miniatura a Ferrara dal tempo di Cosmè Tura all'eredità di Ercole de' Roberti, Modena, Panini 1998.
A chiosa della segnalazione, abbiamo scelto l'apertura del contributo di Federica Toniolo, "La Bibbia di Borso d'Este: un'officina a Corte e la sua diaspora".

«Fin dal 1450, anno in cui viene nominato signore di Ferrara, Borso d'Este dimostra un grande interesse e una profonda passione per il libro miniato. Egli si fa carico di portare a termine numerose commissioni iniziate da Leonello e ne avvia di nuove mettendo all'opera miniatori già attivi a corte negli anni precedenti quali Giorgio d'Alemagna, Marco dell'Avogaro e Guglielmo Giraldi. È però solo a partire dal 1455 che Borso, forse in questo volendo emulare il padre Nicolò III che pure si era fanno miniare una Bibbia da Belbello da Pavia, dà avvio a una delle più importanti commissioni artistiche mai eseguite a Ferrara, appunto la splendida Bibbia in due volumi, oggi conservata alla Biblioteca Estense di Modena (Lat. 422 = ms. V.G. 12, Lat. 423 = ms V.G. 13). Il codice, al quale il nome del duca rimarrà per sempre associato, per la ricchezza e la qualità dell'apparato illustrativo e per la portata innovativa del linguaggio stilistico apre un capitolo nuovo della storia dell'illustrazione libraria ferrarese e diviene nel contempo evento importante per lo sviluppo di tutta la miniatura padana del Rinascimento; inoltre restituisce uno spaccato esaustivo della cultura figurativa estense, divenuto preziosissimo data la consistente perdita di affreschi e tavole prodotte a Ferrara nello stesso periodo»

giovedì 15 novembre 2018

Il Duca Borso d'Este e la politica delle immagini nella Ferrara del Quattrocento


Nel 2007 per le Edizioni Cartografica uscì un prezioso saggio di Micaela Torboli, sul governo di Borso d'Este. Ne riportiamo alcuni passi dall'Introduzione, chi volesse approfondire può consultarlo in biblioteca.

«Borso d'Este, marchese e duca, signore di Ferrara dal 1450 al 1471, non gode del favore degli storici d'oggi. Schiacciato dal confronto con il suo predecessore, l'elegante, colto, raffinato Leonello, e perdente nell'opinione degli studiosi rispetto a colui che gli successe, il fratellastro Ercole I - personaggio giustamente ritenuto di alto profilo - Borso è spesso presentato nei numerosi volumi in cui ci si occupa di lui in modo tale da sottolineare soprattutto i presunti aspetti ritenuti negativi del suo essere e del suo operato. Borso era, secondo questa tendenza critica, di fatto prevalente, vanesio fino all'eccesso, amante dell'adulazione al punto di circondarsi di rado di intellettuali di valore preferendo mediocri pennivendoli disposti a comporre lodi sperticate in suo onore dietro lauti compensi, rozzo ed incolto, tanto da non conoscere il latino. Dietro una facciata amabile avrebbe nascosto una feroce volontà di emergere, accoppiata ad una notevole scaltrezza nutrita dalla sua tendenza all'ambiguità, che avrebbe toccato anche il comportamento sessuale. Ovviamente ci sono dei però. Intanto cito Gundersheimer: "Di certo egli era immensamente popolare. Gli studiosi che hanno trovato la sua cultura scarsa, i suoi gusti convenzionali, il suo governo severo, i suoi giudizi vendicativi e il suo amore di far mostra di sè volgare hanno avuto difficoltà a rassegnarsi a questo fatto assolutamente ovvio", ovvio forse finchè Borso non sarà davvero valutato secondo la mentalità del suo tempo, lasciando da parte considerazioni che non si attagliano adeguatamente alla cultura in cui visse.


Queste critiche serrate a Borso infatti sono quasi tutte di natura moderna, perchè per i ferraresi suoi contemporanei (e per molti secoli a venire, prima di cominciare ad avere una "cattiva stampa") Borso fu un modello inarrivabile di signore perfetto, di gran lunga il più elogiato degli Estensi, e poi rimpianto con fervore, a livello popolare fino ai giorni nostri, e non è raro trovare qualche anziano il quale, deprecando la pochezza dell'oggi, come i suoi antenati afferma con un sospiro "Non è più il tempo del duca Borso!". Pensiamo soltanto al ritratto che di Borso ci tramandano testi non destinati alla conoscenza pubblica, come le Croniche di Ugo Caleffini, dove si legge di Borso appena deceduto che egli era stato "dio della pace, refugio di miseri et socorso di poveri... dio de la liberalitade et dio di poveri huomini... parea in Ferrara che ad ogni persona fosse morto patre et matre". Un formidabile elenco di tutto quanto d'importante e grandioso era stato fatto per la capitale e per i sudditi nei vent'anni di dominio di Borso si trova nel celebre Diario ferrarese, dove il duca viene ancora una volta definito come una divinità in terra»

mercoledì 18 luglio 2018

Nicolò da Lonigo, il Leoniceno

(immagine tratta da WikiVisually, ad vocem)

Quante volte ai ferraresi in transito per la "Cittadella della Salute" - ex Arcispedale S. Anna - sarà capitato di leggere l'indicazione "Aula Leoniceno"? talmente tante da non farci nemmen più caso. Già, ma chi era Nicola Leoniceno?
Sconosciuto ai più, ma stimato dai contemporanei al punto da riscuotere l'ammirazione di Erasmo da Rotterdam, arrivò nella nostra città a 36 anni e poi vi rimase pressochè ininterrottamente fino alla morte, giunta peraltro in età molto avanzata.
Leggiamo cosa ne scrive Carlo Rubbini: «Il più insigne dei medici ferraresi del '400 è senza dubbio Nicolò Leoniceno, nato nel 1428 a Lonigo o forse a Vicenza da famiglia originaria di Lonigo. A diciotto anni dopo aver compiuto gli studi classici divenne allievo della scuola medica di Pavia e a venticinque anni conseguì la laurea. Dal 1453 al al 1462 mancano precise notizie, poi per due anni cioè fino al 1464 fu forse insegnante a Padova [...] nel 1464 Borso chiama il Leoniceno per insegnare all'Università. Il Leoniceno vi insegna dapprima filosofia greca e solo più tardi vi ebbe l'insegnamento della medicina, che nella prima metà del secolo non aveva avuto parte nel programma dello Studio».
Ancora, sappiamo che fu protagonista di primo piano del convegno tenutosi a Ferrara nel 1497 per volere di Ercole I d'Este "intorno all'identificazione della sifilide, alle sue cause e alle relative cure". Le sue posizioni sono esposte nel bel volume di Chiara Beatrice Vicentini e Donatella Mares, v. bibliografia: «Nella sua celebre lettera ad Angelo Poliziano "De Plinii aliorumque in medicina erroribus" criticò gli arabi, Plinio ed altre autorità fino allora indiscusse.Valendosi poi della perfetta conoscenza del greco e del latino e della sua maestria quale medico e naturalista, introdusse quel metodo critico revisionistico anche ai testi scientifici dell'antichità greca e latina e diede così inizio ad una nuova era del libero esame dell'osservazione della natura attraverso il metodo sperimentale».
Bibliografia consultata: C. Rubbini, La medicina e le battaglie di Leoniceno, in: Ferrara, il Po la Cattedrale la Corte dalle origini al 1598, vol. 1, Bologna, Alfa 1978
C.B. Vicentini - D. Mares, Dall'Hortus sanitatis alle moderne farmacopee attraverso i tesori delle biblioteche ferraresi, Ferrara, Tosi 2008
Entrambi i testi sono reperibili e consultabili in biblioteca, alle norme di regolamento.

mercoledì 13 giugno 2018

La biblioteca perduta dei Certosini/2


"Alla fine del sec. XVI risultano presenti nella biblioteca della Certosa di Ferrara opere di classici: Cassiodoro, Diodoro Siculo, Emilio Probo, Erodoto di Alicarnasso, Orazio, Ovidio, Boezio, Giulio Cesare, Seneca, Cicerone, Quintiliano, Terenzio, Virginio, Strabone, Marco Aurelio; di autori cristiani: Claudiano, Egesippo, Origene, Gioacchino da Fiore, Ubertino da Casale; di letterati italiani: Petrarca (le Senili), Guarino Veronese, Boccaccio (De montibus), Cristoforo Colombo, Amerigo Vespucci, Sannazaro, Panormita, Toscanella, Aldo Manuzio, L.B. Alberti, M. Ficino e Dante; di autori spirituali: Dionigi certosino, Enrico Susone, Guigo certosino, Giovanni Gersone, Pier Damiani, Tommaso da Kempis, Cassiano, Climaco, Taulero, Landolfo certosino, Pietro Sutore, Vincenzo certosino, del trattatista Egidio Romano; sono presenti opere di autori ferraresi: Alberto Trotti, Alessandro Ariosti, Giovanni Albini, Giovanni Maria Verrati, Francesco Visdomini, Paolo Sacrati, Bigo Pittorio, ecclesiastici trattanti materie spesso ascetiche, Giovanni Battista Giraldi e del musico Nicolò da Vicenza".

A. Samaritani, Borso d'Este, presenza certosina, spiritualità umanistica, pietà religiosa a Ferrara (2a metà del '400-1a metà del '500), in Analecta Pomposiana 31-32, Ferrara 2008
volume consultabile presso la sede della biblioteca, alle condizioni di regolamento

mercoledì 6 giugno 2018

Alle origini della Certosa

(foto tratta dal sito Italia in foto)

Borso d'Este, figlio illegittimo che Niccolò III ebbe dalla favorita di corte Stella de' Tolomei, ultimo marchese e primo duca di Ferrara, fu principe molto pio. Stefania Macioce, storica dell'arte che si è occupata a fondo e con grande accuratezza di tematiche religiose nella pittura ferrarese, evidenzia questa componente devozionale nella figura del duca titolando significativamente un suo studio su Schifanoia Il trionfo del preux chevalier Borso d'Este. Qui afferma: "la principale virtù cavalleresca di Borso è la fede; non vi è nulla infatti che egli intraprenda senza porsi sotto la protezione divina".
Borso dunque assume il potere l'1 ottobre 1450; già nel secondo anno di reggenza, il 23 marzo 1452 prende contatto con la casa madre dei Certosini a Grenoble ed esattamente un mese dopo pone la prima pietra del complesso monastico, benedetta dal vescovo della città Francesco dal Legname.
È ipotesi di Antonio Samaritani che il primo germe del patronage di Borso nei confronti dell'ordine si annidasse nell'incontro del futuro duca con il cardinale certosino Niccolò Albergati, attestato a Ferrara nel 1438 per officiare l'apertura solenne del Concilio di Ferrara-Firenze.
Già il 17 ottobre 1452 è documentata la prima spesa sostenuta dal duca per la erigenda Certosa; altre ne seguono ravvicinate nel tempo. Nel 1459 Borso dota la Certosa di beni immobiliari per dodicimila ducati, che rendevano al tempo del Guarini diecimila scudi annui. 
Il 6 maggio dello stesso anno il Capitolo generale dei monaci di Grenoble accoglie formalmente la richiesta di Borso e autorizza il priore della Certosa di Firenze a prendere possesso del Monastero, della sua amplissima dotazione e della chiesa, ancora incompleta. Il tutto viene solennemente formalizzato il 24 giugno 1459. 
Il 20 agosto dalla Chartreuse frate Francesco priore generale annuncia a tutto l'ordine che nella città di Ferrara il duca Borso ha eretto un nuovo monastero, dedicandolo a Santa Maria e a San Cristoforo. Su istanza dello stesso duca, il generale vi destina come priore Filippo, già alla domus di Firenze. La comunità risulta formata di nove membri più un converso.
Il 26 marzo 1461 Michele Savonarola, nonno di Girolamo, dedica ai monaci della Certosa il suo Confessionale.
Borso muore il 19 agosto 1471 ma la tradizionale benevolenza ducale nei confronti della Certosa viene rinnovata anche dal suo successore: il 19 ottobre dello stesso anno Ercole I conferma con lettera tutti i privilegi e le esenzioni concesse in vita da Borso; altre significative donazioni sono datate al 1472, -74 e -75.

Bibliografia:
A. Samaritani, Borso d'Este, presenza certosina, spiritualità umanistica, pietà religiosa a Ferrara (2a metà del '40-1a metà del '500), in Analecta Pomposiana 31-32, Ferrara 2008
S. Macioce, Schifanoia e il cerimoniale: il trionfo del "preux chevalier" Borso d'Este, in Atlante di Schifanoia, Modena, Panini 1989
Entrambi i contributi sono consultabili in biblioteca alle condizioni di regolamento

Scoperto un nuovo affresco nella chiesa di Sant'Antonio in Polesine, a Ferrara

  Un importante restauro sta avendo luogo presso il convento ferrarese delle Monache Benedettine, sant'Antonio in Polesine . Qui Federic...