Visualizzazione post con etichetta certosini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta certosini. Mostra tutti i post

giovedì 23 luglio 2020

"A un amico sconosciuto, sulla vita solitaria", Guigo I

(immagine tratta dal blog Cartusialover, che ringraziamo)

1. Guigo, il più piccolo dei servi della croce che sono alla Chartreuse, all'onorabile ...: auguro di vivere e di morire in Cristo.

2. Ogni uomo considera felice qualcuno, e io in particolare considero tale colui che non ambisce di essere elevato ai supremi onori in un palazzo, ma che, umile, sceglie di fare i lavori dei campi in un luogo appartato e, dedito alla meditazione, ama ricercare la sapienza nella quiete e desidera sedere solitario in silenzio.

3. Rifulgere negli onori, infatti, ed essere innalzati nelle cariche è, a mio giudizio, una cosa per niente affatto quieta; soggetta ai pericoli, esposta agli affanni, sospetta a molti, sicura per nessuno. Tutto ciò è lieto al suo inizio, oscuro nel suo svolgersi, triste alla fine. Va incontro a coloro che ne sono indegni, disdegna i buoni, si prende gioco, per lo più, di entrambi. E mentre fa essere miseri molti, non rende beato o felice nessuno.

Abbiamo seguito la traccia di Una parola dal silenzio, ed. Qiqajon 1997
Introduzione, traduzione e note a cura di Cecilia Falchini, monaca di Bose 

mercoledì 13 giugno 2018

La biblioteca perduta dei Certosini/2


"Alla fine del sec. XVI risultano presenti nella biblioteca della Certosa di Ferrara opere di classici: Cassiodoro, Diodoro Siculo, Emilio Probo, Erodoto di Alicarnasso, Orazio, Ovidio, Boezio, Giulio Cesare, Seneca, Cicerone, Quintiliano, Terenzio, Virginio, Strabone, Marco Aurelio; di autori cristiani: Claudiano, Egesippo, Origene, Gioacchino da Fiore, Ubertino da Casale; di letterati italiani: Petrarca (le Senili), Guarino Veronese, Boccaccio (De montibus), Cristoforo Colombo, Amerigo Vespucci, Sannazaro, Panormita, Toscanella, Aldo Manuzio, L.B. Alberti, M. Ficino e Dante; di autori spirituali: Dionigi certosino, Enrico Susone, Guigo certosino, Giovanni Gersone, Pier Damiani, Tommaso da Kempis, Cassiano, Climaco, Taulero, Landolfo certosino, Pietro Sutore, Vincenzo certosino, del trattatista Egidio Romano; sono presenti opere di autori ferraresi: Alberto Trotti, Alessandro Ariosti, Giovanni Albini, Giovanni Maria Verrati, Francesco Visdomini, Paolo Sacrati, Bigo Pittorio, ecclesiastici trattanti materie spesso ascetiche, Giovanni Battista Giraldi e del musico Nicolò da Vicenza".

A. Samaritani, Borso d'Este, presenza certosina, spiritualità umanistica, pietà religiosa a Ferrara (2a metà del '400-1a metà del '500), in Analecta Pomposiana 31-32, Ferrara 2008
volume consultabile presso la sede della biblioteca, alle condizioni di regolamento

venerdì 8 giugno 2018

La biblioteca perduta dei Certosini/1


Il contributo di mons. Samaritani dal quale abbiamo preso spunto per narrare le origini della Certosa è ovviamente tanto più ampio e dettagliato. Vi si trova, alle pp. 84-85, anche una ricostruzione della biblioteca, che dovette essere cospicua, come ogni biblioteca monastica del tempo. Seguiamo l'elenco riportato dall'insigne studioso in Analecta Pomposiana.
"A differenza della Biblioteca quattrocentesca della Certosa di Pavia per la quale è possibile raggiungere un centinaio di manoscritti, per quella di Ferrara, al di là dei pochi codici individuati dal Fava (1949), dal Leccisotti (1970), dal Gargan (1998, 2002) e dalla Bonazza (2002), non ci è permesso che volgere uno sguardo retrospettivo sull'Index della Biblioteca certosina di Ferrara redatto alla fine del Cinquecento (ms. Vaticano latino 11276, cc. 531r-546r) e su i due scarni elenchi di libri prestati a Giusto Calza nel 1484 (n. 6) e nel 1486 (n. 11) e già della biblioteca dell'umanista Francesco Marescalchi giunta in proprietà della Certosa per lascito testamentario di questi (a. 1482).
Nel primo elenco del 1484 rinveniamo l'Esposizione del Paradiso di Dante probabilmente di Benvenuto da Imola, le Epistole forse di Poggio Bracciolini, le Leggi di Platone, la Retorica di Aristotele tradotta da Giorgio Trebisonda, il Commento a Valerio Massimo di Benvenuto da Imola; nel secondo elenco del 1486 la Somma di Enrico di Susa detto l'Ostiense, lo Speculo giudiziale di Guglielmo Durante, lo Scotello (il Commento sentenziario di Pietro dell'Aquila), la Monarchia di Dante, otto quaderni delle Operette di Battista Alberti, un vocabolario greco-latino. 
Nell'Index cinquecentesco si rilevano complessivamente opere di carattere religioso (Bibbie, testi patristici, liturgici, teologici, spirituali e canonistici). L'assenza quasi totale di autori di ascesi certosina sino al 1522 come Dionigi certosino (1402-1471) e Landolfo di Sassonia (1310-1370) non si spiega se non con l'alienazione di precedenti codici di questi imprescindibili autori e la corrispondente commutazione degli stessi (ciò che si verifica pure per la letteratura classica greco-romana) in libri stampati sin dai primordi della nuova arte, operazione avvenuta avanti il 1482 e massicciamente compiutasi per tutto il cinquecento. Non è infine da trascurare la transazione intervenuta nel 1489 tra la Certosa e Giusto Calza, che non sappiamo come verificatasi"
-continua-

mercoledì 6 giugno 2018

Alle origini della Certosa

(foto tratta dal sito Italia in foto)

Borso d'Este, figlio illegittimo che Niccolò III ebbe dalla favorita di corte Stella de' Tolomei, ultimo marchese e primo duca di Ferrara, fu principe molto pio. Stefania Macioce, storica dell'arte che si è occupata a fondo e con grande accuratezza di tematiche religiose nella pittura ferrarese, evidenzia questa componente devozionale nella figura del duca titolando significativamente un suo studio su Schifanoia Il trionfo del preux chevalier Borso d'Este. Qui afferma: "la principale virtù cavalleresca di Borso è la fede; non vi è nulla infatti che egli intraprenda senza porsi sotto la protezione divina".
Borso dunque assume il potere l'1 ottobre 1450; già nel secondo anno di reggenza, il 23 marzo 1452 prende contatto con la casa madre dei Certosini a Grenoble ed esattamente un mese dopo pone la prima pietra del complesso monastico, benedetta dal vescovo della città Francesco dal Legname.
È ipotesi di Antonio Samaritani che il primo germe del patronage di Borso nei confronti dell'ordine si annidasse nell'incontro del futuro duca con il cardinale certosino Niccolò Albergati, attestato a Ferrara nel 1438 per officiare l'apertura solenne del Concilio di Ferrara-Firenze.
Già il 17 ottobre 1452 è documentata la prima spesa sostenuta dal duca per la erigenda Certosa; altre ne seguono ravvicinate nel tempo. Nel 1459 Borso dota la Certosa di beni immobiliari per dodicimila ducati, che rendevano al tempo del Guarini diecimila scudi annui. 
Il 6 maggio dello stesso anno il Capitolo generale dei monaci di Grenoble accoglie formalmente la richiesta di Borso e autorizza il priore della Certosa di Firenze a prendere possesso del Monastero, della sua amplissima dotazione e della chiesa, ancora incompleta. Il tutto viene solennemente formalizzato il 24 giugno 1459. 
Il 20 agosto dalla Chartreuse frate Francesco priore generale annuncia a tutto l'ordine che nella città di Ferrara il duca Borso ha eretto un nuovo monastero, dedicandolo a Santa Maria e a San Cristoforo. Su istanza dello stesso duca, il generale vi destina come priore Filippo, già alla domus di Firenze. La comunità risulta formata di nove membri più un converso.
Il 26 marzo 1461 Michele Savonarola, nonno di Girolamo, dedica ai monaci della Certosa il suo Confessionale.
Borso muore il 19 agosto 1471 ma la tradizionale benevolenza ducale nei confronti della Certosa viene rinnovata anche dal suo successore: il 19 ottobre dello stesso anno Ercole I conferma con lettera tutti i privilegi e le esenzioni concesse in vita da Borso; altre significative donazioni sono datate al 1472, -74 e -75.

Bibliografia:
A. Samaritani, Borso d'Este, presenza certosina, spiritualità umanistica, pietà religiosa a Ferrara (2a metà del '40-1a metà del '500), in Analecta Pomposiana 31-32, Ferrara 2008
S. Macioce, Schifanoia e il cerimoniale: il trionfo del "preux chevalier" Borso d'Este, in Atlante di Schifanoia, Modena, Panini 1989
Entrambi i contributi sono consultabili in biblioteca alle condizioni di regolamento

Scoperto un nuovo affresco nella chiesa di Sant'Antonio in Polesine, a Ferrara

  Un importante restauro sta avendo luogo presso il convento ferrarese delle Monache Benedettine, sant'Antonio in Polesine . Qui Federic...