mercoledì 10 febbraio 2021

Ariel e l'albero dei cachi

Questa volta, non avendo (ancora) a disposizione il libro presentato, non possiamo leggerne qualche riga insieme, ma ci fa piacere darne segnalazione prendendo a prestito le parole della casa editrice. Si tratta del lavoro di due giovani ferraresi, Alessandro Marcigliano e Chiara Sgarbi, che parla all'infanzia per dire, in realtà, a tutti noi.


«Un bambino ebreo e la sua bicicletta nella Ferrara delle discriminazioni razziali. Ariel e l'albero dei cachi racconta la vita che scorre verso la tragedia delle deportazioni, in una Ferrara autunnale. L'autore, Alessandro Marcigliano, ferrarese di nascita, narra a partire dai ricordi familiari un momento tragico della nostra storia recente, trasformandolo in una favola commossa per ricordare tutte le bambine e i bambini vittime dell'Olocausto. Le illustrazioni di Chiara Sgarbi, anche lei ferrarese, accompagnano le parole dell'autore creando una quinta malinconica su cui corre la bicicletta di Ariel. Nel testo, una prefazione del Rabbino di Ferrara, Rav Luciano Meir Caro, e una nota dell'autore che delinea il contesto storico in cui si svolge la narrazione e i riferimenti personali che ne sono all'origine».

Ariel e l'albero dei cachi, Alessandro Marcigliano con illustrazioni di Chiara Sgarbi, ed. Anicia 2021, in uscita il 17 febbraio

lunedì 8 febbraio 2021

Matilde di Magdeburgo

 

(Immagine tratta da Wikipedia, che ringraziamo)

Nel 2008 uscì uno studio antologico dedicato a Testi mistici delle donne di Dio. Lo curava Vincenzo Noja per i tipi di Borla. Pur procedendo necessariamente per campionatura, offriva un florilegio prezioso di mistica femminile. Leggiamo assieme un breve monito di Matilde (o Mechtilde) di Magdeburgo, tratta da La luce fluente della divinità, di cui raccomandiamo vivamente la lettura (ampi stralci sono riportati qui).
Per approfondire, è possibile leggere e scaricare gratuitamente il saggio di Silvana Panciera Vedere con il cuore: Mechtild di Magdeburg sul sito Academia.edu.

IL NULLA
Devi amare il nulla,
devi fuggire ogni cosa,
devi stare sola,
non devi andare da nessuno.
Devi tendere senza posa a liberarti da ogni cosa.
Devi liberare i prigionieri e spingere i liberi.
Devi confortare i malati, e tuttavia non possedere nulla per te stessa.
Devi bere l'acqua della sofferenza e attizzare il fuoco dell'amore con il legno della virtù.
Allora abiterai nel vero deserto.
Più m'immergo nella profondità dell'umiltà senza mescolanze,
più grande la dolcezza mi disseta.

mercoledì 3 febbraio 2021

Una mistica di oggi: Odile van Deth


 

Odile van Deth, scrittrice prolifica, infaticabile protagonista del cristianesimo di base, è stata a lungo suora domenicana di vita contemplativa, ed è infatti più conosciuta con il nome religioso di suor Emmanuelle-Marie. Collabora con il gruppo Oreundici, e pubblica con le edizioni Messaggero di Padova.
Abbiamo tratto, e condividiamo con voi, qualche riga dal suo Dilatare la vita, Padova, Messaggero 2007

«La Sacra Scrittura, come e più di altri testi fondatori, ci parla della nostra vita concreta. Chi la legge per trovarvi informazioni storiche o culturali, rischia di fuorviarsi e di abbandonarla presto. A chi gli chiedeva cosa fare per "ereditare la vita eterna", Gesù rispondeva: "cosa sta scritto nella Legge?" (modo di dire: nella Sacra Scrittura). Come la leggi tu? La Parola è vivente e infonde vita, ma può anche restare lettera morta per chi la scruta senza interrogarla nella propria esistenza. Un detto rabbinico afferma che non si deve leggere la Scrittura per cercarvi cosa si deve credere, bensì per comprendere le cose che si credono. La Bibbia infatti illumina ogni situazione per chi le chiede il senso della propria vita».

martedì 2 febbraio 2021

La scomparsa di Jean-Pierre Jossua

 


Apprendiamo da un tweet delle edizioni Qiqajon dell'avvenuta scomparsa del teologo domenicano Jean-Pierre Jossua. Figura di primo piano della teologia contemporanea, aveva svolto gli studi di teologia presso la scuola di Le Saulchoir. Impossibile illustrarne esaustivamente la grandezza, invitiamo comunque i lettori appassionati di teologia ad approndirne la conoscenza, ed intanto leggiamo assieme qualche riga autobiografica da La letteratura e l'inquietudine dell'assoluto, edito nel 2005 da Diabasis.

«Quella che era la mia situazione all'inizio del mio insegnamento di teologia, trantacinque anni or sono, rappresenta efficacemente la disgiunzione totale che poteva esistere allora fra il pensiero religioso e la letteratura o gli studi dedicati a quest'ultima, così come il loro reciproco ignorarsi. A parte una certa attenzione agli aspetti letterari della Bibbia e delle opere cristiane antiche o dei testi mistici vivevo una completa schizoidia. Intendo, cioè, una giustapposizione tra il lettore appassionato che sono sempre stato, l'uomo che aveva tratto dalla letteratura una parte della sua sostanza viva e della sua riflessione sull'esistenza, e lo specialista di una teologia cristiana che pure volevo accordare alla modernità. Vedo due ragioni principali di tale cesura. La prima è universale e attiene allo stile intellettuale della teologia, che fu fin dal XIII secolo e ancora oggi continua ad essere, un discorso eslcusivamente concettuale. E ciò vale anche quando essa non è sistematica, anche nel caso di teologi d'avanguardia, anche per coloro che hanno praticato un'apertura alle scienze umane: storia, sociologia, psicanalisi, scienze delle religioni. La seconda ragione è più tipica dei paesi latini, e in particolare della Francia e gli altri paesi francofoni. La conosciamo già: è quel fossato, aperto senza dubbio nel Rinascimento, scavato profondamente dai Lumi, confermato dalla Restaurazione e dalla Rivoluzione; lo iato, insomma, creatosi tra una sub-cultura clericale e la cultura comune, che ho già evocato dicendo che era divenuto una delle componenti della "laicità". Il mondo laico, per un risentimento che in sè non è inspiegabile, si è mantenuto estraneo a interessi religiosi, mentre la sottocultura teologica, da parte sua, ha prima vegetato, poi, verso la fine del XIX secolo, ha ripreso vita e ha prosperato, a dispetto di crisi profonde (sopraggiunte ogni volta che si annunciava un'apertura, istantaneamente repressa dalle autorità ecclesiastiche) in un ambiente intellettuale piuttosto chiuso e spesso collocato in posizione difensiva»

venerdì 29 gennaio 2021

da "L'ineffabile fraternità"

 


"Sorteggiamo" oggi, per così dire, una piccola perla di umiltà dal carteggio di sorella Maria di Campello con don Primo Mazzolari. Consigliamo caldamente a quanti sono interessati ai percorsi "carsici" della mistica italiana la lettura di questo epistolario, e degli altri scritti di approfondimento su questa affascinante figura del Novecento spirituale italiano.

Eremo, 13-10-1941

«Fratello e amico, è il primo momento di respiro dopo un lungo periodo, in cui malattia (dal 12 settembre) e impegni molteplici e incagli d'ogni specie sono stati il pane quotidiano. Mangeremo pur sempre ormai, e più e più, il pane del dolore, con tutti i nostri fratelli, né altro pane vorremmo; solo osiamo chiedere al Regolatore del tempo e delle vicende umane quell'attimo di respiro, che ci consente la comunione fraterna con i lontani, e con Madre Natura, che ci sostenta, ci purifica e ha pur tanto bisogno della nostra attenzione riverente e appassionata. Voi ben lo sapete. Non potrei dimenticare il vostro giardino».
L'ineffabile fraternità, Sorella Maria di Campello, Primo Mazzolari, ed. Qiqajon - Comunità di Bose 2007, alla p. 114

lunedì 25 gennaio 2021

Il Dio visibile. Riflessioni su cristianesimo e misticismo, di Alan Watts

 

(immagine presa dal portale IBS, che ringraziamo)

Il filosofo inglese Alan Watts è conosciuto perlopiù per i suoi studi di filosofia orientale, sul buddhismo zen e sul tao soprattutto, ma per un tratto della sua non lunga biografia fu anche pastore episcopaliano, e nel 1947 pubblicò Behold the Spirit, giunto in Italia nel 1995 con il titolo Il Dio visibile, ed. Bompiani, traduzione di Andrea Di Gregorio.
Dalla Introduzione abbiamo tratto alcune brevi, interessanti riflessioni
«La verità che la religione, per essere di qualche utilità, debba essere mistica è sempre stata negata da una parte apparentemente ampia di persone, e tra di esse anche da alcuni teologi, che non sanno cosa sia il misticismo. Essi associano il misticismo alla trance estatica, alla vita solitaria dell'eremita, alle concezioni puramente negative di Dio, al mantenere la mente perfettamente vuota per ore e ore, a un modo di ragionare non rigoroso, al panteismo, al disgusto per l'azione e la vita fisica e concreta, ma dimenticano che tutti questi elementi non sono altro che i figli deformi, le aberrazioni della religione mistica e non hanno nulla a che vedere con la sua essenza. La sua essenza consiste nella consapevolezza dell'unione con Dio, e ciò implica certi eccessi di negativismo solo se Dio è pensato come ostile al mondo e non come il suo amorevole creatore. In quasi tutte le Chiese l'insegnamento e la pratica della religione mistica sono e sono stati a lungo ridotti al minimo assoluto. Anche presso le congregazioni più intelligenti, l'insegnamento e la predicazione della Chiesa si esauriscono quasi esclusivamente in una moltitudine di questioni minori che hanno come oggetto i punti meno rilevanti della morale, o, nelle Chiese protestanti più liberali, la politica e alcuni vaghi principi etici. Ci si può spingere oltre e affermare che l'atmosfera e la tendenza complessive della moderna religione della Chiesa colpiscono la mente moderna per il fatto di avere poco o nulla a che vedere con la Realtà che controlla e causa il nostro universo. La scienza ha dato al nostro tempo una visione molto più impressionante di questo universo, e ciò richiede una concezione di Dio di eguale bellezza e splendore, insieme a un modo appropriato di adorarlo»

venerdì 22 gennaio 2021

Le beghine

 


Per chi volesse tentare un approccio anche minimale alle correnti della mistica femminile, imprescindibile è la conoscenza del movimento beghinale, fiorito principalmente - ma non solo - nelle Fiandre attorno alla fine del XII secolo. Ne abbiamo già fatto cenno qui. Segnaliamo oggi il bel libro di Silvana Panciera, Le beghine. Una storia di donne per la libertà, ed. Il Segno dei Gabrielli, Verona 2011 che si avvale della preziosa prefazione di Marco Vannini. Il libro dedica il capitolo 5 ad una "galleria di ritratti", forzatamente cursoria, ma molto utile per conoscere le prime protagoniste di questa pratica di vita.
Leggiamo insieme il ritratto di Hadewijch di Anversa:
«Storicamente resta un enigma. Di lei sappiamo per certo solo il nome, l'origine (il ducato di Brabante), il periodo storico (visse nella prima metà del XIII secolo) e il titolo di beata cui accenna Jan de Leeuwen, cuoco di Ruysbroeck, parlando della sua fama. La sua vasta cultura, l'elevatezza del suo stile e l'uso di immagini cavalleresche autorizzano a supporre la sua origine patrizia, aristocratica. Si presume che abbia frequentato una scuola di arti liberali e che abbia coltivato una notevole educazione teologica. Conosce il latino, come attestano le sue citazioni delle Scritture, e il francese. La sua teologia mistica anticipa di mezzo secolo la teologizzazione "esemplarista" eckhartiana, ("noi ritorniamo da dove veniamo e dobbiamo divenire quaggiù ciò che siamo nell'Essenza"), immersa però grazie a lei nell'aura della mistica nuziale. Legge sicuramente sant'Agostino, san Bernardo e san Guglielmo di Saint-Thierry. [...] 
Tra il 1220 e il 1240 compone 31 lettere, 45 poemi strofici e 16 a rima piatta. Le sue Visioni, le sue Lettere e i suoi Poemi mistici figurano non solo tra le più belle pagine della mistica medievale, ma anche tra le prime opere letterarie fiamminghe, tanto da essere studiate nelle scuole. I suoi scritti sono stati pubblicati per la prima volta tra il 1875 e il 1885».

Scoperto un nuovo affresco nella chiesa di Sant'Antonio in Polesine, a Ferrara

  Un importante restauro sta avendo luogo presso il convento ferrarese delle Monache Benedettine, sant'Antonio in Polesine . Qui Federic...