(immagine tratta da Wikipedia, che ringraziamo)
martedì 29 settembre 2020
Eresia e pedagogia nella Ferrara del Rinascimento
lunedì 7 settembre 2020
Paternità spirituale in Nicodemo l'Aghiorita
«La figura di Nicodemo l'Aghiorita occupa un posto di grande rilievo nella storia e nella spiritualità dell'ortodossia contemporanea. Nato nel 1749 nell'isola greca di Naxos, Nicodemo studiò a Smirne, ove acquisì una straordinaria cultura sia religiosa sia profana. La sua vera realizzazione di uomo, di cristiano e di maestro spirituale e scrittore, si compì tuttavia n lunghi anni che trascorse come monaco al Monte Athos. Qui praticò l'ascesi, la lotta contro le passioni e la preghiera del cuore; qui redasse le sue grandi opere letterarie: l'Exomologhitȧrion, che sarà oggetto della nostra relazione, l'Enchirídion Symbouleutikón (Manuale dei consigli spirituali) e molte altre, per non parlare dell'ingente lavoro di cura e commento dei sacri canoni (il Pidȧlion) e dei testi patristici sulla preghiera esicasta (la Philokalía). Le sue posizioni teologiche e pastorali, fermamente ancorate ai padri della chiesa, faranno di lui uno strenuo paladino dell'ortodossia, ma lo metteranno anche in contrasto con le idee, ben più concilianti e mondane, delle autorità ecclesiastiche a lui contemporanee. Non solo egli dovette sopportare l'ostilità di molti teologi e vescovi, ma alcuni suoi scritti ricevettero addirittura condanne ufficiali. Ciononostante la chiesa, con il passare del tempo, comprese la sua santità e l'integrità della sua ortodossia e, nel 1955, con decreto del Patriarcato ecumenico, Nicodemo l'Aghiorita fu proclamato santo della chiesa ortodossa.»
Potete continuare la lettura in biblioteca! Il brano è infatti tratto da "L'esercizio della paternità spirituale nell'Exomologhitȧrion di Nicodemo l'Aghiorita", di Gheorghios Chrysostomou, in: La paternità spirituale nella tradizione ortodossa, aa.vv., Magnano, Qiqajon 2009.
venerdì 28 agosto 2020
Il Sermone sul distacco di Meister Eckhart
«Ho letto molti scritti, sia di maestri pagani che di profeti, dell'Antico e del Nuovo Testamento, e ho cercato con serietà e grande impegno quale sia la più alta e migliore virtù con la quale l'uomo può nel modo migliore e più intimo unirsi a Dio, e diventare per grazia ciò che Dio è per natura, e per la quale l'uomo sia il più possibile simile alla sua immagine di quando era in Dio, e nella quale non c'era differenza fra lui e Dio prima che Dio formasse le creature. E quando medito su tutti questi scritti secondo le possibilità che ha la mia ragione di riflettere e di conoscere, trovo nient'altro che questo: che il puro distacco è al di sopra di tutte le cose, poiché tutte le virtù riguardano almeno un poco le creature, mentre il dstacco è svincolato da tutte le creature. Perciò nostro Signore disse a Marta: Unum est necessarium, o in altre parole: Marta, chi vuol esser sereno e puro deve possedere una cosa: il distacco. I maestri lodano grandemente l'amore, come fa San Paolo che dice: "Qualunque sia l'opera che io faccia, se non ho l'amore sono nulla". Ma io lodo il distacco più di ogni amore. Anzitutto perchè la cosa migliore che è nell'amore è che esso mi costringe ad amare Dio, mentre il distacco costringe Dio ad amare me. Ora, è molto più nobile che io costringa Dio a venire a me, che non costringere me stesso ad andare a lui: poiché Dio può penetrare in me e unirsi a me più intimamente [di quanto] non possa io unirmi a Dio. Che il distacco costringa Dio a venire a me lo dimostro così: ogni cosa tende al suo luogo naturale e proprio. Ora il luogo naturale e proprio di Dio è l'unità e la purezza, che derivano dal distacco. Ne consegue necessariamente che Dio si dia a un cuore distaccato. In secondo luogo, lodo il distacco al di sopra dell'amore poiché l'amore mi costringe a sopportare tutte le cose per Dio, mentre il distacco mi conduce ad essere accessibile soltando a Dio. Ora è molto più nobile essere accessibile soltanto a Dio che soffrire tutte le cose per Dio, poiché l'uomo nella sofferenza guarda ancora un poco alla creatura dalla quale riceve la sofferenza, mentre il distacco è completamente svincolato da ogni creatura. Ma che il distacco sia accessibile soltanto a Dio lo provo così: ciò che dev'essere accolto, dev'essere accolto in qualche cosa. Ora il distacco è così vicino al nulla che nessuna cosa è abbastanza sottile per poter penetrare nel distacco, se non Dio solo. Esso è così semplice e sottile che può ben entrare in un cuore distaccato. Perciò il distacco è accessibile soltanto a Dio.»
da Trattati e prediche, Milano, Rusconi 1982
venerdì 21 agosto 2020
La letteratura filosofica del Medioevo
lunedì 17 agosto 2020
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giovedì 23 luglio 2020
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lunedì 9 marzo 2020
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