venerdì 26 febbraio 2021
Altissima povertà: un testo di G. Agamben sulle regole monastiche
mercoledì 24 febbraio 2021
Verso l'ignoto. Donne moderniste di primo Novecento. Presentazione on-line
Si terrà domani 25 febbraio alle 18 la diretta fb sulla pagina del Coordinamento Teologhe Italiane, e sulla piattaforma Zoom fino a capienza, la presentazione del volume "Verso l'ignoto. Donne moderniste di primo Novecento", curato da Roberta Fossati, socia fondatrice della S.I.S., Società Italiana delle Storiche.
Mariangela Maraviglia sulla sua pagina in Academia lo presenta così:
«Gli anni che collegano e differenziano i secoli XIX e XX sono ricchi di fermenti ideali, ecclesiali e politici. Il fenomeno modernista incrocia tutto questo e svela al complessità delle sue istanze di riforma ecclesiale e riformulazione teologica, di trasformazione civile e articolazione pedagogica. Le donne vi sono coinvolte a molti livelli: nella relazione di amicizia testimoniate negli epistolari, nelle iniziative educative e solidali, nella letteratura impegnata, nel sogno di un diverso rapporto fra i sessi, nell'ideale di autenticità religiosa al di là delle barriere confessionali. In una ricca trama biografica, letteraria e geografica si incrociano nomi noti o poco conosciuti come quelli di Dora Melegari, Adelaide Coari, Antonietta Giacomelli, sorella Maria di Campello, Teresa Pioli, Maria Montessori. Altre novellatrici e intellettuali, giornaliste e poetesse, educatrici e scrittrici per l'infanzia formano una galassia che resta in parte sommersa. In questo studio riescono non solo a emergere, ma anche a mostrare le connessioni che ne fanno una sorta di comunità solidale. Un racconto avvincente pieno di volti e di memorie e ricco di sogni, che è al tempo stesso un valido strumento di ricerca e di ricognizione bibliografica».
Verso l'ignoto. Donne moderniste di primo Novecento, Firenze, Nerbini 2021
lunedì 22 febbraio 2021
Con padre Vannucci "Nel cuore dell'essere"
Padre Giovanni Vannucci, servita, è una delle figure che più incarnano lo spirito del Concilio Vaticano II, nonostante difficoltà e fraintendimenti che ne hanno affaticato la ricezione. Presenza luminosa nella spiritualità del Novecento, ne troviamo testimonianza nelle numerose raccolte di prediche, riflessioni, consigli spirituali.
Leggiamo poche righe da una sua omelia del 16 maggio 1976, significativamente titolata Diffondere, come la pianta, bellezza, pace, libertà, silenzio.
«Non possiamo pretendere che la linfa di Cristo percorra la coscienza umana se noi che crediamo non ci trasformiamo nella realtà di Cristo. Siamo i nuovi sali che Cristo ha introdotto nella coscienza degli uomini, i nuovi glucosi. Come la linfa che Cristo porta alla coscienza dell'uomo e il nutrimento che la linfa porta alla pianta; come la linfa che Cristo comunica alla nostra coscienza e che noi dobbiamo far vivere. Allora che cosa dobbiamo fare per essere cristiani: dobbiamo stare a terra? No. Dobbiamo stare in alto? No. Tendere con impegno totale e risoluto alla conquista dello spirito? No.
Dobbiamo riordinare la nostra vita e cominciare, come la pianta, a diffondere bellezza, pace, libertà, silenzio.
E che bisogno c'è di silenzio! Nei giorni scorsi ho avuto ospiti alcuni frati, impegnati nella ricerca spirituale. Sono, mi sono accorto, nevrotici e discorsivi. In noi c'è il cervello, uno strumento molto importante; ma al di là del cervello, al di là delle cose che pensiamo, c'è il silenzio, la nostra mente, che dev'essere creatrice. Ed è creatrice quando coglie l'essenza delle cose, il mistero delle cose. E quando lo coglie non fa lunghi discorsi concatenati, ma tace. E l'uomo mette a posto un sasso, mette a posto una pianta, mette a posto un mobile mal collocato, pulisce una stanza, adorna di bellezza l'ambiente e la città in cui vive; quando parla, il suo parlare è carico della potenza che viene dal silenzio interiore, dall'equilibrio interiore che ha raggiunto».
G. Vannucci, Nel cuore dell'essere. Prediche alle Stinche, Milano, Mondadori 1998, p. 71.
martedì 16 febbraio 2021
Ermes Ronchi sulla preghiera
Ermes Ronchi è conosciuto ai più per il suo avvicendamento a Raniero Cantalamessa nella conduzione della rubrica Le ragioni della speranza, appuntamento del sabato all'interno del programma RAI A sua immagine che completa il suo palinsesto la domenica mattina.
È altresì figura interessantissima della riflessione spirituale contemporanea che si pone alla confluenza delle sensibilità di padre Vannucci e di David Maria Turoldo.
Leggiamo insieme qualche riga da Dieci cammelli inginocchiati, Milano, Paoline 2011; segnatamente, a p. 107:
«Quando vuoi pregare, entra nel segreto» (Mt 6,6)
"Entra nella camera più nascosta. Secondo tutta la tradizione dei Padri del deserto, la camera più nascosta è il proprio corpo. «La cella del monaco sono i limiti stessi del suo corpo. Là c'è la sede della sapienza» (Giovanni Climaco).
In questo loghion di Gesù, oltre all'interpretazione immediata, quella di non apparire ma di essere, entra in gioco la vita interiore che si collega al deserto e al silenzio.
«Poco a poco, al di là delle forme secondarie, la preghiera deve farsi attesa di Dio. Vuoto attento, raccolto, amante. Niente di esteriore corrisponde ormai a una tensione interiore» (Simone Weil).
Povertà. Il Nada di Giovanni della Croce e Teresa d'Avila.
La nostra preghiera deve essere attesa di Dio, fino a che egli venga e penetri in essa, attraverso tutte le sue soglie, le sue vie, i suoi sensi.
Giovanni Cassiano spiega come pregare in segreto: «Ecco come compiere il precetto della camera segreta. Noi preghiamo nella nostra camera quando ritiriamo il cuore dal tumulto dei pensieri e delle preoccupazioni, e in una specie di colloquio segreto e di dolce amicizia, noi sveliamo al Signore i nostri desideri. Preghiamo con la porta chiusa quando invochiamo, senza aprire le labbra, colui che non tiene conto delle parole, ma guarda al cuore» (Conferenze, IX, 35)".
venerdì 12 febbraio 2021
Annick de Souzenelle e Il simbolismo del corpo umano
Riprendiamo qui un passo tra i più abbordabili, per il riferimento all'episodio della lavanda dei piedi contenuto nel vangelo di Giovanni che tutti conosciamo.
«È classico vedere nel gesto di Cristo che lava i piedi degli apostoli il simbolo per eccellenza dell'umiltà di colui che, sebbene maestro, si fa servo.
Certo. Ma c'è molto di più.
Prima di tutto, rimettiamo questa scena nel suo contesto: il Cristo compie questo gesto prima di mettersi a tavola per celebrare la pasqua, cuore stesso del mistero. Nelle nostre società funzionali, che non hanno più alcun senso del simbolo, sono le mani ad essere lavate prima del pasto. Quando Pilato si lava le mani, vuole dire che non vuole conoscere. Le mani, l'ho detto e lo studieremo più avanti, sono simbolo della conoscenza. "Non voglio saperne, non voglio immischiarmi, non ho competenza alcuna a suo riguardo", vuol dire Pilato declinando qualsiasi responsabilità. Ma prima di partecipare al pasto mistico che li introduce in anticipo al banchetto delle nozze divino-umane, gli apostoli devono essere ricondotti alle loro norme ontologiche. Cristo allora si piega davanti ad essi e lava loro i piedi, così guarisce la piaga dell'umanità, di cui i piedi sono simbolicamente portatori, in quanto potenzializzano l'essere interamente malato».
mercoledì 10 febbraio 2021
Ariel e l'albero dei cachi
Questa volta, non avendo (ancora) a disposizione il libro presentato, non possiamo leggerne qualche riga insieme, ma ci fa piacere darne segnalazione prendendo a prestito le parole della casa editrice. Si tratta del lavoro di due giovani ferraresi, Alessandro Marcigliano e Chiara Sgarbi, che parla all'infanzia per dire, in realtà, a tutti noi.
«Un bambino ebreo e la sua bicicletta nella Ferrara delle discriminazioni razziali. Ariel e l'albero dei cachi racconta la vita che scorre verso la tragedia delle deportazioni, in una Ferrara autunnale. L'autore, Alessandro Marcigliano, ferrarese di nascita, narra a partire dai ricordi familiari un momento tragico della nostra storia recente, trasformandolo in una favola commossa per ricordare tutte le bambine e i bambini vittime dell'Olocausto. Le illustrazioni di Chiara Sgarbi, anche lei ferrarese, accompagnano le parole dell'autore creando una quinta malinconica su cui corre la bicicletta di Ariel. Nel testo, una prefazione del Rabbino di Ferrara, Rav Luciano Meir Caro, e una nota dell'autore che delinea il contesto storico in cui si svolge la narrazione e i riferimenti personali che ne sono all'origine».
Ariel e l'albero dei cachi, Alessandro Marcigliano con illustrazioni di Chiara Sgarbi, ed. Anicia 2021, in uscita il 17 febbraio
lunedì 8 febbraio 2021
Matilde di Magdeburgo
Per approfondire, è possibile leggere e scaricare gratuitamente il saggio di Silvana Panciera Vedere con il cuore: Mechtild di Magdeburg sul sito Academia.edu.
devi fuggire ogni cosa,
devi stare sola,
non devi andare da nessuno.
Devi tendere senza posa a liberarti da ogni cosa.
Devi liberare i prigionieri e spingere i liberi.
Devi confortare i malati, e tuttavia non possedere nulla per te stessa.
Devi bere l'acqua della sofferenza e attizzare il fuoco dell'amore con il legno della virtù.
Allora abiterai nel vero deserto.
Più m'immergo nella profondità dell'umiltà senza mescolanze,
più grande la dolcezza mi disseta.
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