giovedì 5 settembre 2019

Il Catalogo delle incisioni di Carolina Marisa Occari


Carolina Marisa Occari, ferrarese, è sicuramente una delle più grandi artiste italiane nel campo del disegno e dell'incisione. Sue opere sono presenti a Palazzo Bonacossi, presso la Biblioteca Ariostea, ma pure agli Uffizi e via via fino a Vienna e Kiev.


Figura carissima e ben nota alla nostra città, aveva studiato al liceo artistico di Venezia perfezionandosi poi all'Accademia di Belle Arti di Bologna con Giorgio Morandi e Giovanni Romagnoli. Fu maestra nelle più svariate tecniche del disegno a matita, a penna, a carboncino e sanguigna, per perfezionarsi soprattutto nell'arte incisoria. Il soggetto più amato, come si può vedere dagli esempi che riportiamo, fu sicuramente il "suo" Polesine (era nativa di Stienta) ma la sua attenzione spaziava dai ritratti ai vasi di fiori alle nature morte, ai richiami a Schifanoia.


Il catalogo ufficiale delle sue opere, curato da Laura Gavioli, è stato edito da Marsilio nel 2004. 
E' consultabile in Biblioteca alle norme di Regolamento.

venerdì 30 agosto 2019

Un frontespizio settecentesco


Un'edizione particolarmente lussuosa della Historia congregationum de auxiliis divinæ gratiæ di Giacinto Serry presenta una marca tipografica disegnata da Giovanni Battista Tiepolo. 
La sua attività di incisore è testimoniata da una raccolta di ventiquattro acqueforti pubblicate con il titolo Scherzi di fantasia, se ne parla qui.
Tuttavia, il disegno che adorna il volume in nostra custodia è precendente agli "Scherzi" (1743-1757): è datato infatti 1740.


François Jacques Hyacinthe Serry fu un domenicano francese, consultore del Sant'Uffizio e docente di teologia nell'ateneo di Padova. Proprio a Padova morì nel 1738.
Scrisse la Historia all'inizio del Settecento, il nostro esemplare uscì dalla tipografia veneziana di Francesco Pitteri e l'incisione fu poi realizzata da Francesco Zucchi.

lunedì 26 agosto 2019

Catalogare un libro antico - i preziosi consigli dei bibliotecari UNIFE


Abbiamo trovato in rete questa preziosa lezione dei bibliotecari dell'Università di Ferrara, ne facciamo tesoro e la divulghiamo, a beneficio di chiunque sia interessato a conoscere e valorizzare il patrimonio librario della città

mercoledì 7 agosto 2019

Un'edizione del Seicento


- dal fondo antico della Biblioteca -
Bellissima edizione dell'Opera omnia di san Bernardino da Siena curata da Jean de la Haye, minorita francese e bibliografo dell'Ordine vissuto in pieno Seicento.
Il frontespizio reca il timbro della Biblioteca di San Giacomo Maggiore a Bologna, cui evidentemente era appartenuto prima di finire alla Biblioteca del Seminario di Ferrara, come segnato in penna sul foglio di sguardo:


Il volume venne pubblicato a Lione nel 1650 dai tipografi Huguetan e Ravaud, e reca in frontespizio una pregevole stampa in cavo raffigurante Tolomeo egizio ed Euclide ai lati di una sfera armillare. Firma l'opera l'incisore Nicolaus Auraux, del quale sappiamo solo che era nato a Pont Saint Esprit e che morì nel 1676.


Una curiosità: una copia identica all'esemplare in nostra custodia si trova presso la Biblioteca dei Francescani di Terrasanta, come si può vedere a questo link.

Il fondo antico della Biblioteca del Seminario è visitabile su appuntamento, chiamando il numero 053261264 negli orari di apertura.

giovedì 25 luglio 2019

Dal fondo antico della Biblioteca


I depositi della Biblioteca non smettono di stupire, in occasione di un recente riordino hanno consegnato a noi catalogatori questo bellissimo esemplare di "Prose e lettere familiari" di Antonio Maria Salvini.
Ma, "chi era costui"?
Si tratta di un grecista, letterato, appassionato filologo di lingue dell'antichità, traduttore dal greco, dal latino, dall'ebraico e dallo spagnolo. Accademico della Crusca, fu pure socio della Royal Society di Londra e della romana Arcadia.
L'esemplare in nostra custodia è stato pubblicato nel 1830 dalla tipografia di Alvisopoli. Nella pagina antistante il frontespizio presenta una pregevole stampa in cavo a firma "F. Bosa inc.", si tratta di Francesco Bosa, calcografo veneziano vissuto tra il 1803 e il 1870.

venerdì 5 luglio 2019

I Classici dell'Arte: Vittore Carpaccio


Presso la Biblioteca è possibile consultare l'intera collana "I classici dell'Arte", nata dalla collaborazione Skira/Rizzoli e distribuita con il Corriere della Sera.
Leggiamo una breve presentazione nel volume dedicato a Carpaccio. L'autore è Manlio Cancogni.

«Carpaccio di cui si è detto ch'era un pittore di genere, un narratore, un contafavole, un fantastico e, passando all'esame critico delle origini, un ferrarese, un fiammingo, un allievo del Mantegna, di Antonello, di Giovanni Bellini, di Piero della Francesca, un "caso difficile" insomma, mi pare che debba essere visto innanzi tutto come un "caso" d'estrema semplicità. Con ciò non si vuole dire che il Carpaccio sia un naif, e ancora meno alla naïveté del Doganiere, si sa anche troppo bene che il Carpaccio era tutt'altro che un ignorante. Aveva visto molto e la sua pittura è piena di riferimenti letterari. La semplicità di cui si parla a proposito del Carpaccio è la capacità di seguire fedelmente la propria natura, utilizzando nel modo più conveniente il materiale fornito dalla propria esperienza, senza altri problemi. E la natura del Carpaccio consisteva soprattutto in un'estrema attenzione alla realtà, in una curiosità lucida per ciò che è visibile, che non ha riscontro nella pittura del suo tempo».

La collana è consultabile presso la sala studio ma pure accessibile al prestito, alle norme di regolamento.

domenica 23 giugno 2019

La pittura dell'Orcagna nel Trecento fiorentino



Il nome con cui è conosciuto, Orcagna, quasi sinistro anagramma di arcigno, è invece la semplice trasposizione vernacolare del patronimico Arcagnuolo (=Arcangelo), e nasconde una delle più brillanti personalità dell'arte figurativa trecentesca.
Il vero nome è Andrea di Cione, ma se lo cerchiamo così da Wikipedia potrebbe uscire la biografia del Verrocchio: stesso nome di battesimo e medesimo patronimico, un secolo però di differenza.
Per sapere di lui bisogna cercare proprio così: Orcagna. Era il capocantiere della principale bottega artistica fiorentina di quegli anni, formata in pratica dai suoi fratelli; artigiani loro con picchi di altissimo livello, artista a tutto tondo lui: pittore, scultore, architetto; il Vasari gli attribuisce anche dei sonetti, composti da anziano per il Burchiello ancor giovane. Forse li vide Anton Maria Biscioni in un codice strozziano, ce ne dà notizia il Carducci nella sua edizione dei lirici minori del Trecento.
Non sono molte le opere attribuibili con certezza all'Orcagna pittore, e fra queste di sicuro la più nota è il polittico della Cappella Strozzi in Santa Maria Novella, propriamente Cristo in gloria e santi, mentre come architetto e scultore firma il maestoso Tabernacolo di Orsanmichele, qui sotto, commissionato dalla confraternita della Beata Vergine Pura Madonna Santa Maria di San Michele in Orto, la Compagnia dei Laudesi in pratica.


Tuttavia ciò che più di tutto si è conservato nella memoria degli ammiratori è sicuramente il ciclo del Trionfo della morte in Santa Croce, del quale restano pochi frammenti oggi al Museo di Santa Croce. Il frammento proposto in apertura è la più esplicita rappresentazione del mondo medievale; quei volti stralunati, scavati, quegli occhi infossati dispiegano tutta la loro evidenza consonanza con la dialettica tra vivi e morti così tipica della mentalità del Trecento. "Così, secondo la visione medievale dominante, non sono i morti a essere le ombre dei vivi, ma i vivi a essere le ombre dei morti" (Jerome Baschet, I mondi del Medioevo: i luoghi dell'aldilà, in Arti e storia nel Medioevo, vol. I, Torino 2002).
La stessa fortuna di Andrea di Cione Arcagnuolo, per quella parte che attiene al destino (e certamente in seconda battuta rispetto alla sua grandezza artistica) deve qualcosa anche alla falce della Signora che quasi dimezzò la popolazione attorno al 1348: la peste nera si era portata via infatti i migliori allievi di Giotto, Maso di Banco, Bernardo Daddi, lasciando così aperta un'autostrada per la nascente fortuna della bottega di Orcagna. 

Scoperto un nuovo affresco nella chiesa di Sant'Antonio in Polesine, a Ferrara

  Un importante restauro sta avendo luogo presso il convento ferrarese delle Monache Benedettine, sant'Antonio in Polesine . Qui Federic...