martedì 21 maggio 2019

Carlo Bononi e l'Incoronazione della Vergine


Oggi sulla stampa locale è apparsa la lieta notizia del riposizionamento dell'Incoronazione della Vergine, dipinto di Carlo Bononi, nella sua collocazione originale (il transetto della basilica di Santa Maria in Vado). Il restauro venne deciso in seguito agli eventi sismici del 2012, il cui ricordo cade proprio in questi giorni, ed è frutto della felice sinergia tra le istituzioni civiche e religiose e la Regione Emilia-Romagna.
Ma cosa sappiamo davvero dell'inquieto Carlo Bononi, figura di punta della pittura ferrarese, viaggiatore instancabile ed eclettico anticipatore del barocco a Ferrara?
Ne parla Barbara Ghelfi ne La pittura a Ferrara nel rpimo Seicento. Artisti, committenti e cantieri, Ferrara Cartografica 2011; leggiamo qualche cenno:
«Dopo la scomparsa dello Scarsellino, avvenuta nell'ottobre del 1620, spetta a Bononi il compito di riorientare il percorso della pittura ferrarese coeva. A quest'epoca egli si trova a capo di una bottega frequentata ed efficiente e le sue eccellenti doti organizzative gli consentono di assumere il monopolio delle commissioni pubbliche. Si legano a lui artisti di differente formazione e provenienza. [...]

Verso gli anni venti, dopo un soggiorno romano non confermato da documenti, Bononi esegue per la chiesa di San Paterniano a Fano il Miracolo, l'Estasi e la Ricognizione del corpo di san Paterniano, tele ricche di "uan quantità di suggestioni che vanno dal riconoscibile caravaggismo dell'autoritratto, sia pur avvolto in un alone cromatico più indistinto e pittorico, alle memoria di Saraceni". Il suo linguaggio si arricchisce anche delle inclinazioni scenografiche di Barocci e del manierismo di Lilli e Pomarancio, a testimoniare la ricchezza del bagaglio culturale che aveva costruito fuori Ferrara».

Il volume è come sempre consultabile presso la nostra sede, in via Fabbri 410.

venerdì 17 maggio 2019

Unità pastorale di Borgovado


In seguito alla costituzione della nuova unità pastorale Borgovado, comprendente le quattro parrocchie di:
Santa Francesca Romana, via XX Settembre 47
Santa Maria in Vado, via Borgovado 3
San Gregorio, via Cammello 21
Santa Maria della Visitazione detta "la Madonnina", via Formignana 33
è attivo un sito dove potrete trovare l'elenco degli appuntamenti e delle attività in essere presso i locali del comprensorio. Lo potete consultare qui.

mercoledì 8 maggio 2019

Stabat Mater



Lo Stabat Mater di Gioacchino Rossini è una sequenza liturgica, eseguita per la prima volta a Parigi nel 1842.

Il 15 maggio 2019 alle ore 20,30 presso il teatro Manzoni di Bologna si terrà un'esecuzione collettiva a scopo benefico pro-ANT. Vi prenderanno parte il Coro Jacopo da Bologna, il Coro Polifonico San Gregorio Magno, orgoglio della nostra città, il Coro lirico Città di Faenza. Accompagnerà l'orchestra della Cappella musicale della Basilica di san Francesco - Ravenna.

Soprano solo: Roberta Pozzer
Mezzo soprano: Lucia Viviani
Basso: Luca Gallo


I fondi raccolti sono destinati alle attività gratuite di assistenza medico-specialistica domiciliare e a progetti di prevenzione oncologica

venerdì 3 maggio 2019

San Cristoforo de' Bastardini


Certamente tutti abbiamo presente la bella facciata prospiciente la via Bersaglieri del Po, attuale sede espositiva del liceo artistico cittadino, il prestigioso istituto Dosso Dossi. Proprio questo edificio fu sede di uno dei primi orfanotrofi della storia ferrarese. Seguiamo Gualtiero Medri nel bel libro Chiese di Ferrara nella cerchia antica:

«Dove adesso ha inizio, dal corso Giovecca, la via Bersaglieri del Po vi era (sec. XIII), alquanto più a sud una chiesetta con un ospedaletto per poveri infermi dedicata a san Cristoforo ed era detto "dal Ponticello", perchè stando ai nostri cronisti sorgeva non lontano dal fossato le cui acque fangose correvano lungo il terrapieno dell'antica cinta urbana. Chiesa e ospedaletto crollarono per vecchiaia e la tenace memoria di quei nostri lontani avi ne serbò il ricordo. Quando nel 1389 sorse qui una nuova e più vasta chiesa, fu titolata a san Cristoforo. [...] La costruzione del 1389 sorse per la generosità del ricco Virginio Silvestri rodigino, dimorante in Ferrara, coadiuvato dal figlio Andrea canonico della nostra Cattedrale. Virgilio era gentiluomo di camera del Marchese Alberto V d'Este signore di Ferrara e da lui grandemente stimato e favorito. Scrive il Guarini che nel nuovo san Cristoforo s'introdusse "anche la carità di ricevere di quei poveri bambini furtivamente nati, detti li bastardini". Questi venivano accolti soltanto in san Cristoforo detto anche "La Ca' di Dio". Reggeva l'ospedale la Confraternita dello Spirito Santo i cui confratelli erano detti comunemente "quelli della Ca' di Dio".
La Ca' godette la protezione della Duchessa Lucrezia Borgia e più tardi quella di Barbara d'Austria. Devesi a questa pia Duchessa la ricostruzione dell'edificio cui l'architetto Alberto Schiatti diede tanta nobiltà di linee.»

Ricordiamo che questa "ricostruzione" seguì il tragico sisma del 1570, cui la duchessa fece fronte anche ricorrendo a cospicue donazioni personali.

venerdì 19 aprile 2019

Et inclinato capite, emisit spiritum (Gv 19,30)


«A partire dal Duecento l'iconografia cambia, anche perchè si diffonde l'eresia catara, secondo la quale la morte di Gesù fu solo apparente e non reale, come la nascita e la vita stessa. Per contrastare queste posizioni teologiche eterodosse, il Cristo iniziò ad avere una corporatura imponente, con possente muscolatura, il corpo inarcuato oltre misura per sottolinearne, nell'abbandono delle forze dopo essere spirato, tutta la pesantezza, perchè completamete senza vita; gli occhi sono chiusi e il sangue esce dalle ferite, come si vede ad esempio nel Crocifisso di Giunta Pisano conservato nella chiesa di San Domenico di Bologna. E proprio francescani e domenicani si servono, nella loro predicazione per contrastare l'eresia catara, anche di questa iconografia».

L'intero articolo, dal titolo "Et inclinato capite, emisit spiritum" (Gv 19,30). Le pagine evangeliche e il crocifisso di Giotto nel tempio malatestiano, si trova all'interno dell'antologia Il libro aperto e divorato - Bibbia: traduzione e tradizione, cultura e arte, a cura di Guido Benzi con prefazione di Stefano Arduini. L'articolo da cui abbiamo tratto queste poche osservazioni è opera di Marcello Panzanini, bibliotecario presso la nostra sede.

Cogliamo l'occasione per porgere a tutti i nostri affezionati lettori i più sentiti auguri di 

Buona Pasqua

Il servizio al pubblico riaprirà lunedi 29 aprile 2019

martedì 16 aprile 2019

Il Palazzo Arcivescovile di Ferrara


Nel 1994 uscì per i tipi di Gabriele Corbo un bel volume dedicato al Palazzo Arcivescovile di Ferrara. Curato da Carla Di Francesco e Antonio Samaritani, contiene contributi di Werther Angelini, Enrico Peverada, Angela Pampolini, Antonio Samaritani, Lucio Scardino, Carla Di Francesco, Andrea Faoro, Italo Marzola, Francesco Russo.
Riportiamo qualche riga del contributo di Angela Pampolini, invitando quanti volessero approfondire a venire in biblioteca per consultare l'intero volume.


«Ė noto che l'antica sede episcopale di Ferrara rimase nel primitivo insediamento di San Giorgio Transpadano, nell'isola omonima da cui ebbe origine la città, fino al trasferimento della cattedrale nell'area del Borgo nuovo sulla sponda sinistra del Po. 
Prima di trovare sistemazione definitiva di fianco al duomo edificato dal 1135 nel nucleo ancora oggi più animato e vitale del centro urbano, l'abitazione dei vescovi viene temporaneamente ricordata nei pressi della chiesa di Santo Stefano in alcuni documenti (1165-1172) resi noti dallo Scalabrini: 
"Pare dall'antiche scritture che i vescovi di Ferrara avessero un palazzo da S. Stefano sin dal 1170 nel quale viene da alcuni rogiti accennata la di loro permanenza nella persona del vescovo Amato l'anno 1172...". 
Per le epoche successive troviamo che il corpo di fabbrica dell'episcopio si articolava ad angolo tra la via Gorgadello, oggi degli Adelardi, e la strada di Borgo Leone, attuale corso Martiri della Libertà; il prospetto principale era infatti orientato sul sagrato del duomo, quello secondario sulla piazza verso il castello in prossimità della residenza del Visdomino dei Veneziani.
Anteriormente alla ricostruzione settecentesca patrocinata dal cardinale Tommaso Ruffo, che ne cancellò definitivamente le tracce originarie, il palazzo, "un corpo di fabbrica senza imponenza, senza armonia, senza impronta signorile e pubblica maestà", recava sulla facciata principale sopra il portale maggiore con volta a sesto acuto "di mattoni tagliati a uso gotico", un bassorilievo di terracotta policroma raffigurante san Giorgio e il drago, insieme ad una tavola marmorea con distico in lingua latina.»

lunedì 8 aprile 2019

La Fortezza del Papa


Nel 1990 per i tipi di Liberty House esce un'antologia di studi dedicati alla fortificazione voluta dal papa all'indomani della devoluzione della città allo stato pontificio. Contribuirono alla raccolta studiosi di primo piano del tessuto storico ferrarese: Luciano Chiappini, Antonio Samaritani, Lucio Scardino, Laura Guidi, Silvano Ghironi, Giacomo Savioli, Marica Peron.

Leggiamo insieme qualche riga tratta dal contributo di Luciano Chiappini:
«Viene edificata per volontà del papa Clemente VIII Aldobrandini, non appena la Chiesa è reintegrata nel suo possesso di Ferrara. Non di facile interpretazione i presupposti della sua erezione. Sicuro l'intento di una rafforzata difesa da temute sollevazioni interne. Maggiormente accreditabili, tuttavia, le finalità di difesa esterna, nella direzione di Modena, date le non sopite rivendicazioni estensi, da una parte e, dall'altra, nella direzione di Venezia, la nemica tradizionale di Ferrara, sempre intenta a cogliere l'occasione per arrivare oltre Po, così come ad impedire che potenze di un certo rilievo si avvicinino ai suoi confini. Qualche cronista del tempo ipotizzò un fondato timore da parte del Papa nei confronti della nobiltà ferrarese, un'aristocrazia terriera profondamente riottosa, ostile ad ogni accenno d'apertura sociale, se non addirittura culturale in senso lato».


«Per far posto a quest'opera grandiosa che fu la più insigne del nuovo governo, si intervenne su un'area vastissima fitta di case e di monumenti antichi. Sin dal 22 luglio 1598 era stato ordinato a Scipione Gilioli, Giudice dei Savi, di predisporre il piano dei lavori per la nuova fortificazione. Tuttavia tale decisione non ebbe immediato seguito, "essendosi contento esso Pontefice che per allora [sussistendo taluni problemi] s'armassero que' tre baluardi che havea fatti fabricare il Duca Alfonso verso il Borgo di S. Luca e di S. Iacomo"»
Silvano Ghironi, La "spianata", i progettisti e la costruzione della Fortezza di Ferrara.

A chi volesse approfondire l'argomento, oltre che il volume consultabile in biblioteca, consigliamo la lettura della voce ex Fortezza pontificia, nel sito "Ferrara nascosta" dal quale abbiamo tratto la seconda foto, e dell'articolo La Fortezza, XVI secolo ca., nel sito Lorettaweb sulla storia della città.

Scoperto un nuovo affresco nella chiesa di Sant'Antonio in Polesine, a Ferrara

  Un importante restauro sta avendo luogo presso il convento ferrarese delle Monache Benedettine, sant'Antonio in Polesine . Qui Federic...