giovedì 15 marzo 2018

Mons. Ruggero Bovelli: quarant'anni di episcopato nelle vicende ecclesiali e politiche della prima metà del novecento


Il quinto volume pubblicato dal Seminario Arcivescovile è una monografia su mons. Bovelli curata da Amerigo Baruffaldi, che abbiamo già incontrato quale curatore della seconda parte della Chiesa di Ferrara nella storia della città e del suo territorio.
Il libro che presentiamo oggi a partire dalla biografia di Bovelli e dalla sua ecclesiologia espone la difficile realtà religiosa della chiesa ferrarese negli anni del fascismo e della guerra, prima, e della Liberazione poi.
Leggiamo dalla premessa: «Questo libro nasce dalla convinzione, da tempo acquisita, che la figura di mons. Bovelli, arcivescovo di Ferrara dal 1930 al 1954, necessiti di ulteriori studi che tengano conto dell'eccezionalità dei tempi in cui il Presule visse, e che adeguatamente illustrino l'azione religiosa e civile da lui svolta per il bene spirituale della Chiesa ferrarese, a tutela e a difesa della città di Ferrara, in anni particolarmente luttuosi e funesti della sua storia recente».

Il volume è stato pubblicato nel 2001 per le Edizioni Cartografica, e come le altre pubblicazioni della collezione è consultabile presso la biblioteca, agli orari e condizioni di Regolamento.

martedì 13 marzo 2018

Eridano, alle radici del mito: le isole Elettridi

Nell'ultimo contributo pubblicato, Nereo Alfieri citava le isole Elettridi tra i miti arcaici relativi alla foce dell'Eridano. Approfondiamo dunque questo affascinante elemento mitico posto alle radici della storia locale.
«La memoria di Dedalo, assieme a quella di Icaro, si lega alle isole Elettridi, localizzate secondo lo ps. Aristotele nel delta padano, o comunque "là dove scorre l'Eridano [...] nell'intimo golfo dell'Adriatico". L'espressione allude al complesso deltizio del fiume Po. Qui Dedalo, il mitico artiere dei Greci, fabbricò due statue a figura umana, con dedica, e lavorate secondo uno stile arcaico.
[...]
"Sparse" più o meno sull'intero comprensorio lagunare, le Elettridi furono efficacemente ri-localizzate nel delta padano dagli Ateniesi, nel V secolo. Tuttavia a un livello più alto della tradizione, quando questa ancora non distingueva necessariamente tra Elettridi padane e istriane, esse erano ubicate alla foce del Timavo. Così traspare dalla leggenda argonautica, il cui nucleo originale è forse coevo a quello odissiaco». 
Benedetta Rossignoli, L'Adriatico greco: culti e miti minori, L'Erma di Bretschneider 2004

La fonte arcaica cui si fa riferimento è un brano del De mirabilibus auscultationibus, di ignoto autore pseudo-aristotelico; segnatamente, il testo seguente:
«Nelle isole Elettridi, che sono situate nell'intimo golfo dell'Adriatico, dicono che ci siano due statue con dedica, una di stagno e una di bronzo, lavorate secondo lo stile arcaico. Si dice che siano opera di Dedalo [...] Dicono che sia il fiume Eridano ad avere formato con i suoi depositi alluvionali queste isole. C'è poi anche un lago, a quanto risulta in prossimità del fiume, che ha l'acqua calda: da esso spira un odore greve e dannoso e nessun animale beve la sua acqua, nessun uccello lo sorvola, ma piomba a terra e muore. [...] Gli indigeni raccontano che Fetonte, ucciso dal fulmine, sia caduto in questo lago: su di esso ci sono molti pioppi, da cui stilla il cosiddetto elettro. Dicono che sia simile alla gomma arabica, ma che si indurisca come una pietra e che, raccolto dagli indigeni, venga trasportato ai Greci. In queste isole dicono che Dedalo sia giunto e, insediatovi, che abbia posto in una di esse la sua statua e nell'altra quella del figlio Icaro».

Per ulteriori approfondimenti, presso la nostra biblioteca è possibile consultare il saggio di Lorenzo Braccesi Ancora su Dedalo, facente parte del volume Spina e il delta padano: riflessioni sul catalogo e sulla mostra ferrarese, a c. di Fernando Rebecchi, L'Erma di Bretschneider 1998.
Infine, a questo link è possibile scaricare il contributo L'Ambra e l'Eridano: Studi sulla letteratura e sul commercio dell'ambra in età preromana, di Attilio Mastrocinque.

venerdì 9 marzo 2018

Alle origini: la civiltà spinetica

"Non per sfoggio di erudizione Placido Federici premise alla sua storia di Pomposa un'esemplare ricostruzione delle vicende idrauliche di quella zona; altrettanto hanno fatto tutti gli storici ferraresi per i settori da ciascuno trattati, anche quando la loro opera era rivolta ad illustrare avvenimenti contemporanei, come fece Riccobaldo da Ferrara nel secolo XIV. In pochi territori infatti la geografia antropica è così vincolata alle caratteristiche e alla variazione dell'ambiente naturale, come avviene nella pianura ferrarese.
[...]
La tradizione letteraria che concentra sulla foce dell'Eridano una serie di miti arcaici (Fetonte, le isole Elèttridi, i Pelasgi, Diomede) è troppo insistente perchè non si debbano postulare remoti contatti dei navigatori pregreci o paleogreci con le popolazioni - per noi anonime e incerte - del delta del Po. Qui appunto verrà a generarsi il fenomeno urbano, allorché - alla fine del secolo VI a.C. - le correnti commerciali del Mediterraneo orientale s'incontrarono con l'espansione terrestre degli Etruschi nella pianura padana. La convergenza del mondo etrusco-italico e di quello greco-orientale alla foce di un grande fiume dette vita alla civiltà di Spina, che per oltre due secoli fece sentire i suoi effetti nel retroterra padano. Di essa gli scavi nell'ultimo cinquantennio hanno offerto un'eccezionale documentazione archeologica sia attraverso i ritrovamenti della necropoli, sia con la scoperta dell'abitato, la cui esplorazione è appena iniziata. Tuttavia già le fonti letterarie antiche avevano posto in risalto l'importanza di Spina, quando ne ricordavano l'ascendenza pelasga, la talassocrazia, la floridezza commerciale, l'accoglimento degli Spineti nell'anfizionia di Delfi e l'importanza del loro «tesoro» colà depositato".

Nereo Alfieri, La pianura ferrarese nell'antichità. Aspetti di geografia fisica e antropica, in: Insediamenti nel ferrarese. Dall'età romana alla fondazione della Cattedrale, Firenze Centro Di 1976. 
La versione integrale dell'articolo è consultabile presso la nostra Biblioteca, alle norme di Regolamento.

giovedì 8 marzo 2018

Liturgia e vita



La Biblioteca del Seminario si appresta a completare l'acquisizione della collana Liturgia e vita, pubblicata dalle edizioni Qiqajon.
Leggiamo, da una prefazione di Enzo Bianchi:
"Se tutte le creature sono convocate nella liturgia cristiana, se l'assemblea si fa voce di ogni creatura, anche le arti che sono espressione della creatività dell'uomo devono essere presenti con le loro forze, la loro performance, la loro bellezza. Ma la bellezza è veramente tale se è al servizio della liturgia per rivelare anch'essa, con ciò che essa è, il mistero di Dio. La liturgia ha bisogno dell'arte perchè ha bisogno che in essa sia coinvolto tutto l'uomo, anche l'uomo che crea, che trasfigura, che esprime"
La Biblioteca già dispone dei volumi: Liturgia e arte, Il gesto e la parola, La forma della Chiesa, Spazio liturgico e orientamento, Architettura e liturgia, L'ambone, L'altare, L'Eucaristia, Assemblea santa.
I volumi sono consultabili in sede ma anche ammessi al prestito, alle condizioni di Regolamento.



martedì 6 marzo 2018

Giovanni Fontana alla scuola di Carlo Borromeo avanti l'episcopato ferrarese


Il quarto libro pubblicato dal Seminario ha per titolo Giovanni Fontana alla scuola di Carlo Borromeo avanti l'episcopato ferrarese ed esce nel 2000 per le edizioni Cartografica. L'opera è firmata da Mario Marzola, stimatissimo filosofo, teologo e storico della diocesi scomparso nel 2003, già autore di una Storia della chiesa ferrarese nel secolo XVI (1497-1590) in due volumi.
Il saggio su Fontana è impreziosito dalla prefazione di Luciano Chiappini, illustre storico locale.
Leggiamo nella premessa dell'autore: "Mons. Giovanni Fontana prima della promozione alla sede arcivescovile di Ferrara ha prestato servizio per circa ventidue anni al cardinal Carlo Borromeo. Proveniva quindi da una diuturna, alta, rara e fortunatissima scuola. [...] Dal presente studio emergono nuove grandezze di San Carlo Borromeo, la cui opera, ancora oggi a più di quattro secoli dalla sua morte, riempie di fascino la Chiesa".

lunedì 5 marzo 2018

Un autografo dell'abate Libanori


Le "Vitae et res gestae pontificum romanorum" sono un'opera in due volumi di Alfonso Chacòn, filologo ed erudito domenicano andaluso (1540-1599). Gli esemplari in nostra custodia sono impreziositi dalla dedica autografa dell'abate cistercense Antonio Libanori che li donò al "suo" monastero di San Bartolo, ubicato nell'area dell'antica cattedrale di San Giorgio extra moenia.


mercoledì 28 febbraio 2018

Ancora su santa Giustina


Avendo introdotto il tema di santa Giustina a Ferrara, non si può ignorare il bel volume di padre Raffaele Talmelli Il candido coro degli Angeli. Ricordo delle monache agostiniane del Monastero di santa Giustina in Ferrara. Il libro è importante sia perchè fornisce testimonianze capillari dell'ultima generazione di monache rimaste ad abitare il monastero fino all'anno della sua chiusura, avvenuta nell'aprile 2001, sia perchè richiama l'alta tradizione musicale di cui le agostiniane furono protagoniste, fin dalla prima sede di San Vito. Dell'Accademia Musicale avremo modo di riparlare, intanto però leggiamo le parole di padre Talmelli sulla chiesa che fu ultima sede della comunità.

"Il complesso di santa Giustina fu costruito in Ferrara a poca distanza dalla chiesa di San Biagio circa nell'anno 800 sotto il pontificato di Leone III, e venne posto alle dipendenze del cenobio benedettino di Santa Giustina in Padova sorto circa un secolo prima, e fu così dedicato alla martire padovana. Nel 1278 viene costituito in parrocchia e tale rimase fino all'agosto 1583, quando alla morte del parroco don Battista Containi, il vescovo Paolo Leoni ottenne da papa Gregorio XII l'autorizzazione ad istituire, presso il monastero di Santa Giustina, un Seminario in ottemperanza alle costituzioni del Concilio di Trento. Il Seminario aprì i battenti il 22 luglio 1584, raccogliendo quattordici giovinetti «vestiti con tonache di color lionato e perciò denominati chierici rossi». Il successore del vescovo Leoni e cioè Giovanni Fontana, durante il ventennio del suo governo episcopale, diede un grande impulso all'Istituto, ampliando gli edifici e acquistando l'orto in una zona contigua già utilizzata come cimitero ebraico.
Nel 1721 il cardinale Tommaso Ruffo trasferì il Seminario nel quattrocentesco palazzo Trotti-Costabili nell'attuale via Cairoli e istituì in Santa Giustina un conservatorio «per le putte di civile estrazione» che poi divenne un orfanotrofio fino ai primi del '900.
Nel 1907 Elvira Fiorentini acquistò il monastero e lo fece restaurare e modificare per poterlo designare a due nuove istituzioni: il collegio "Convitto Estense" e il "Pensionato Torquato Tasso", opere che ebbero scarso successo, anche se ospitarono non più giovani bisognosi ma studenti di buona condizione sociale. I convitti dopo pochi anni di vita vennero chiusi e così nuovamente ristrutturato fu ceduto alle monache dalla proprietaria. Il 22 agosto 1916 quattordici monache in condizioni di grande povertà traslocarono da Sant'Apollonia a Santa Giustina assieme alla loro convittrice".

R. Talmelli, Il candido coro degli angeli. Ricordo delle monache agostiniane del Monastero di santa Giustina in Ferrara, Siena Cantagalli 2005, pp. 33-34, consultabile presso la sala studio della Biblioteca.

Scoperto un nuovo affresco nella chiesa di Sant'Antonio in Polesine, a Ferrara

  Un importante restauro sta avendo luogo presso il convento ferrarese delle Monache Benedettine, sant'Antonio in Polesine . Qui Federic...