Oggi, 25 marzo, il Seminario celebra la sua titolazione: è infatti dedicato all'evento salvifico dell'Annunciazione. Ripercorriamone cursoriamente un po' di storia.
La sua prima sede fu quella santa Giustina, in fondo all’odierna
via Garibaldi, la cui chiesa, antichissima, era stata eretta dai monaci
benedettini cassinesi alle dirette dipendenze del cenobio benedettino di santa Giustina a Padova.
Al momento della destinazione a Seminario, l’edificio
conservava ancora traccia di un ospedale per infermi, che era stata la prima
sede nella quale Barbara d’Austria aveva radunato le ragazze rimaste orfane o
disperse dalla famiglia in seguito al terremoto del 1570, per le quali poi la
stessa duchessa fonderà il conservatorio di santa Barbara nella zona di corso
Giovecca.
Nel 1584, in ottemperanza alle costituzioni del Concilio di
Trento (1545-1563) il vescovo Paolo Leoni ottiene da papa Gregorio XIII l’autorizzazione ad istituire il Seminario.
Il successore del vescovo Leoni, cioè Giovanni Fontana, il
vescovo che più di tutti incarnava le istanze di san Carlo Borromeo, diede un
grande impulso allo sviluppo dell’istituzione ampliando gli edifici e
acquistando l’orto in una zona contigua.
Il vescovo Fontana è peraltro responsabile dell’istituzione
di un organismo collaterale a quello seminariale, cioè il collegio dei
“chierici turchini”. Essi costituivano la “riserva” dei candidati, ed
affiancavano i seminaristi nel servizio liturgico della Cattedrale.
Il 22 luglio 1584, domenica IX dopo la Pentecoste, 14 putti
rivestiti di tonaca rossa prendono possesso della loro casa di formazione. Per
chi ne ha curiosità, il bel libro di mons. Tiberio Bergamini ne riporta i nomi
uno per uno.
Il primo sacerdote ad uscire dal seminario locale è don
Pietro Anti, ordinato il 23 settembre dello stesso 1584. Dalla seconda visita pastorale di Giovanni Fontana
apprendiamo che don Pietro Anti nel 1597 era parroco ad Albarea, parrocchia che
solo l’anno precedente era stata separata da Ducentola. Questo paese che dista
circa 18 km da Ferrara è
importante perché vi si tenne nel medesimo 1584 la prima giornata pro Seminario,
che per la cronaca rese «due sacchi di formento per l’amor di Dio».
Nel 1721 il cardinal Ruffo decise di trasferire
la sede del seminario nell’antico palazzo Costabili-Trotti a motivo della sua
vicinanza con la cattedrale, dove i seminaristi dovevano attendere alle
celebrazioni liturgiche.
Il card. Marcello Crescenzi nel 1755 lo amplia con l’unione
di un altro palazzo attiguo e di alcune case, che si trovavano verso la strada di Gorgadello, odierna via Adelardi.
Nel 1953 viene dotato di nuove aule scolastiche
da mons. Ruggero Bovelli, che nel medesimo anno cura pure altri lavori di rinnovamento.
È l’arcivescovo Natale Mosconi che progetta e realizza, nel 1955-56, l’imponente edificio che ci
ospita. La scelta del luogo, all’immediata periferia della città, risponde a
nuove esigenze pedagogiche e numeriche. La sede viene trasferita nel 1956 e già
durante l’episcopato dello stesso mons. Mosconi vengono realizzati notevoli
ampliamenti nel 1961 e nel 1976.
Il seminario abita dunque questa sede da 65
anni.
Ad maiora!
giovedì 25 marzo 2021
Il Seminario celebra la sua festa!
lunedì 22 marzo 2021
Salvatore Natoli sul dolore, in "Le parole ultime. Dialoghi sui problemi del «fine vita»"
La sofferenza è in primo luogo esperienza di una perdita: è diminutio, danno. Danno e perdita che possono essere di vario tipo e natura: può trattarsi di una patologia pesante, può essere un disturbo di relazione con gli altri, con il mondo. Quando gli uomini soffrono, di qualunque cosa soffrano, si sentono impediti, mutilati, distrutti. Chi accusa un dolore è impedito nel movimento, nel gesto, il corpo è piegato. L'intensità del dolore espropria l'uomo dalla mente, lo oscura: più il dolore è acuto, meno si è consapevoli di se stessi. Il dolore estremo fa perdere la ragione.»
lunedì 15 marzo 2021
Padre Mariano Ballester, "La meditazione come offerta"
Leggiamo oggi qualche riga di padre Ballester sulla meditazione:
Meditare con questo spirito non è certo accontentarsi di cose generiche o astratte. La volontà di auto-offerta dev'essere molto concreta: si tratta di cominciare e di concludere l'esperienza meditativa con un fermo proposito che nulla si farà durante il giorno senza offrirlo a Dio e al suo piano universale. Bisogna consacrare il giorno intero, in tutti i suoi particolari, ed enumerare questi particolari, se necessario, alla luce della perenne apertura e dedizione a Dio».
lunedì 8 marzo 2021
Ricordando madre Cànopi
Ricorre in questi giorni il secondo anniversario della morte di madre Anna Maria Canopi, benedettina, prima badessa dell'abbazia Mater Ecclesiae, da lei fondata sull'isola di San Giulio d'Orta. Mentre ne celebriamo il ricordo, rileggiamo poche brevi parole da un suo prezioso libretto, Voi mi conoscete, Lectio divina sulla vita consacrata, uscito a Roma nel 1981 per la casa editrice delle Paoline.
martedì 2 marzo 2021
Universalità del messaggio di Raimon Panikkar
venerdì 26 febbraio 2021
Altissima povertà: un testo di G. Agamben sulle regole monastiche
Chi ha amato le dissertazioni teologiche che così densamente animano il "Nome della rosa", certamente troverà utili approfondimenti nel testo che Giorgio Agamben ha dedicato alla relazione tra vita e regola nel monachesimo occidentale: Altissima povertà. Regole monastiche e forma di vita, Vicenza, Neri Pozza 2012, particolarmente al capitolo 3, "Altissima povertà e uso", laddove si fa riferimento ai testi di Bonaventura, Ubertino da Casale, Michele da Cesena. Ovviamente non è argomento da cui estrapolare poche righe, come facciamo di solito, ma per invogliare il lettore alla consultazione proponiamo comunque un breve estratto dal primo capitolo, "Nascita della regola", in particolare riferimento alla scansione delle ore:
mercoledì 24 febbraio 2021
Verso l'ignoto. Donne moderniste di primo Novecento. Presentazione on-line
Si terrà domani 25 febbraio alle 18 la diretta fb sulla pagina del Coordinamento Teologhe Italiane, e sulla piattaforma Zoom fino a capienza, la presentazione del volume "Verso l'ignoto. Donne moderniste di primo Novecento", curato da Roberta Fossati, socia fondatrice della S.I.S., Società Italiana delle Storiche.
Mariangela Maraviglia sulla sua pagina in Academia lo presenta così:
«Gli anni che collegano e differenziano i secoli XIX e XX sono ricchi di fermenti ideali, ecclesiali e politici. Il fenomeno modernista incrocia tutto questo e svela al complessità delle sue istanze di riforma ecclesiale e riformulazione teologica, di trasformazione civile e articolazione pedagogica. Le donne vi sono coinvolte a molti livelli: nella relazione di amicizia testimoniate negli epistolari, nelle iniziative educative e solidali, nella letteratura impegnata, nel sogno di un diverso rapporto fra i sessi, nell'ideale di autenticità religiosa al di là delle barriere confessionali. In una ricca trama biografica, letteraria e geografica si incrociano nomi noti o poco conosciuti come quelli di Dora Melegari, Adelaide Coari, Antonietta Giacomelli, sorella Maria di Campello, Teresa Pioli, Maria Montessori. Altre novellatrici e intellettuali, giornaliste e poetesse, educatrici e scrittrici per l'infanzia formano una galassia che resta in parte sommersa. In questo studio riescono non solo a emergere, ma anche a mostrare le connessioni che ne fanno una sorta di comunità solidale. Un racconto avvincente pieno di volti e di memorie e ricco di sogni, che è al tempo stesso un valido strumento di ricerca e di ricognizione bibliografica».
Verso l'ignoto. Donne moderniste di primo Novecento, Firenze, Nerbini 2021
Scoperto un nuovo affresco nella chiesa di Sant'Antonio in Polesine, a Ferrara
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