giovedì 23 luglio 2020

"A un amico sconosciuto, sulla vita solitaria", Guigo I

(immagine tratta dal blog Cartusialover, che ringraziamo)

1. Guigo, il più piccolo dei servi della croce che sono alla Chartreuse, all'onorabile ...: auguro di vivere e di morire in Cristo.

2. Ogni uomo considera felice qualcuno, e io in particolare considero tale colui che non ambisce di essere elevato ai supremi onori in un palazzo, ma che, umile, sceglie di fare i lavori dei campi in un luogo appartato e, dedito alla meditazione, ama ricercare la sapienza nella quiete e desidera sedere solitario in silenzio.

3. Rifulgere negli onori, infatti, ed essere innalzati nelle cariche è, a mio giudizio, una cosa per niente affatto quieta; soggetta ai pericoli, esposta agli affanni, sospetta a molti, sicura per nessuno. Tutto ciò è lieto al suo inizio, oscuro nel suo svolgersi, triste alla fine. Va incontro a coloro che ne sono indegni, disdegna i buoni, si prende gioco, per lo più, di entrambi. E mentre fa essere miseri molti, non rende beato o felice nessuno.

Abbiamo seguito la traccia di Una parola dal silenzio, ed. Qiqajon 1997
Introduzione, traduzione e note a cura di Cecilia Falchini, monaca di Bose 

lunedì 9 marzo 2020

Torture ed assassinii politici in Ferrara nel 1853


«Ferrara è città tranquillissima per l'indole pacifica e dignitosa de' suoi abitanti, i quali calmi di animo e riflessivi non si abbandonano a sconsigliate ed inutili manifestazioni; ed agiscono solo con maturità di consiglio e profonda convinzione, persistendo risoluti ed energici nell'azione intrapresa. Ferrara, nelle decorse turbolenze non ebbe a deplorare alcun eccesso; tuttochè la grande maggioranza de' suoi cittadini ardesse di patrio amore, e cooperasse vigorosamente ad elevare questa nostra sventurata Italia all'essere di nazione, redimendola dalla dominazione clericale e straniera, può dirsi che nel suo seno fosse veramente consentita la libertà d'opinione, perchè nessun individuo, benchè conosciuto di convinzioni contrarie a quelle del giorno, ebbe a patire o molestie dal governo, o ingiurie dai particolari. Eppure, restaurato appena il governo pontificio, questa città, che nel tempo delle sommosse erasi sempre conservata costante nella sua dignità ed informata de' più nobili sentimenti di morale e di giustizia, ebbe ad essere vittima di una reazione furibonda per parte di quegli stessi che, nella prostrazione del loro partito, vi ebbero un asilo tranquillo e rispettato».

L'Autore di questo breve pamphlet, consultabile presso la nostra sede quando sarà nuovamente reso possibile l'ingresso al pubblico, non è indicato nelle note di copertina ma è comunque identificato in Carlo Balboni, patriota ferrarese (1827-1873). Tra le carte di Adelaide Ristori, consultabili al sito Risorgimento, si legge un frammento di una missiva a lui indirizzata:
"Parigi, 6 giugno 1861.
Caro Carlo, 
la morte del Conte di Cavour ci ha piombati nel più grande dolore! e siamo incapaci di concepirne un'idea! Dio! Che disgrazia tremenda! Noi metteremo il lutto come amici di quel grande uomo e come parte di quella famiglia ch'egli da padre ha redenta, facendola nazione"

martedì 3 marzo 2020

Presenza ebraica in Romagna


«Nel 1538 il Duca di Ferrara autorizzava nuovamente tutti et singuli spagnoli et parimenti tutti et singuli che haverano la lingua spagnola et tutti et singuli portugallesi et tutti et singuli che haverano la lingua portugallese, di qualunque qualitate, condizione et professione che ne siano... ad abitare ed esercitare attività commerciali nei suoi dominii. Pochi anni più tardi, nel 1542, Leuccio da Forlì quondam Mordecaio hispanico richiedeva il permesso di transitare liberamente e, se vi fosseo state le condizioni, di risiedere stabilmente nelle terre di Romagna soggette al ducato estense.

[...]

Attenzione affatto particolare dovrà essere riservata ai registri della cancelleria, specialmente alla serie dei "Decreta". Tra quelli di Leonello d'Este del 1447-1448, ad esempio, figurano le concessioni dei banchi di Lugo e Bagnacavallo. Ancora, nei registri di Alfonso II del 1575-1579 compaiono alcune riconferme per il banco di Bagnacavallo, oltre a indicazioni relative ad ebrei assolti da debiti o autorizzati ad attraversare lo Stato (nel solo periodo settembre 1576-dicembre 1578 ne ho potuto contare una quindicina)».

Gabriele Fabbrici, Fonti modenesi per la storia dell'ebraismo romagnolo, in "Ovadyah Yare da Bertinoro e la presenza ebraica in Romagna" pp. 75-89, Torino, Zamorani 1989.

mercoledì 26 febbraio 2020

Altre epidemie


«Non risulta facile, al giorno d'oggi, immaginare le grosse paure dell'uomo medievale per l'inclemenza di una natura assai poco controllabile, per le frequenti ed inaspettate guerre (fra l'altro incomprese ai più, perchè ritenute funzionali solo al prestigio e al potere dei signori), per le conseguenti carestie a cui si è sopra accennato e, corollario di tutte queste sventure, per quelle malattie epidemiche ritenute incurabili dalla medicina di allora.
Così la peste, in certe annate, falcidiava una popolazione già stremata da mille disagi. Rispetto alla povera gente, i ricchi avevano qualche possibilità in più di sopravvivere al flagello. Potevano infatti permettersi il lusso di abbandonare la città, in cui la densità demografica favoriva il rapido contagio, e rifugiarsi nelle proprie residenze di campagna. Così fece il marchese d'Este nel 1398, a fine giugno, quando si recò a Quartesana dopo avere sciolto il consiglio cittadino e sospeso ogni attività di governo. Gli effetti devastanti di guerra, carestia e peste si fecero sentire pesantemente anche nel 1405 quando, nella primavera, si verificò un miserandum hominum exterminium; in estate, nel rodigino, pare morissero otto uomini su dieci. Nel 1485 nel Ferrarese, all'indomani del conflitto con Venezia, "non se ritrovava contadini per essere parte morti de morbo, et parte stati morti al tempo della guerra proxime passata; et multi et multi lochi abandonati se ritrovavano et erano inselvadegati"


La peste era certamente la più terrribile delle epidemie; ma le condizioni igieniche assai approssimative e la scarsa salubrità del territorio in gran parte ancora paludoso potevano favorire lo sviluppo di mali non meno temibili quali le febbri (terzana e quartana) o i disturbi intestinali (flusso).
All'esplodere delle epidemie i governanti cercavano di prendere provvedimenti atti a scongiurare il contagio. Si proibivano processioni e prediche quaresimali per evitare la concentrazione, in poco spazio, di un gran numero di persone. In tal modo però si impediava alla gente di trovare consolazione nella religione e di pentirsi adeguatamente di quei peccati ritenuti, dagli uomini di chiesa, i veri responsabili di un morbo in cui si ravvisavano i segni della collera divina. Se i signori e i ricchi fuggivano dalla città divenuta pericolosa, nondimeno i responsabili della vita pubblica cercavano di frenare un indiscriminato esodo che avrebbe compromesso inesorabilmente la normale attività produttiva e generato insostenibili problemi di ordine pubblico. Perciò le autorità tendevano a nascodere la gravità della situazione. 
Quando la cosa non era più possibile, invece, pretendevano che i cittadini denunciassero prontamente i casi di contagio al fine di isolare le case infette. A questo punto erano gli stessi cittadini che, temendo di perdere le proprie cose, non rispettavano questi ordini, aggravando per conseguenza la già difficile situazione. Il provvedimento estremo, alla fine, fu quello di concentrare i malati in un luogo sufficientemente lontano ed isolato, e così si adibì la chiesa di Mizzana a lazzaretto».
Roberto Greci, Teresa Bacchi, "Guerre ed epidemie", in Storia illustrata di Ferrara, 1, San Marino AIEP 1987.
I dipinti sono la Danza macabra sulla facciata dell'Oratorio dei Disciplini a Clusone e il Trionfo della morte di Brueghel il Vecchio. 

Sul lazzaretto di Mizzana approfondimenti qui e qui

giovedì 20 febbraio 2020

Nuova acquisizione per il fondo locale

Biagio Rossetti
1444-1516
Architettura e documenti


In occasione delle celebrazioni per i cinquecento anni dalla morte di Biagio Rossetti venne pubblicata una corposa raccolta di saggi da oggi consultabile presso la nostra Biblioteca. La curano Francesco Ceccarelli, Andrea Marchesi, Maria Teresa Sambin De Norcen, con un importante profilo biografico  dell'artista curato da Daniele Pascale Guidotti Magnani.


Ne leggiamo assieme qualche cenno, invitandovi poi ad approfondire presso la nostra Sede.
«È trascorso quasi un secolo da quando Adolfo Venturi pubblicò il primo esauriente profilo storico critico dell'opera di Biagio Rossetti a Ferrara, dedicandogli nella sua monumentale Storia dell'arte italiana un numero di pagine di gran lunga superiore a quello riservato a tutti gli altri architetti emiliani del Rinascimento. Questa limpida sintesi storiografica, che avrebbe condizionato ogni studio posteriore sull'argomento, fissò dei caposaldi attributivi ancora oggi in larga parte accettati, i quali a loro volta si basavano sia sull'accurata indagine autoptica degli edifici, sia sulle interpretazioni, talora estensive, formulate a partire da una ricchissima documentazione archivistica, quella degli antichi archivi Estensi, resasi disponibile per le nuove ricerce filologiche e da lui esplorata con sistematicità e passione.
[...]
Per quanto riguardava l'architettura ferrarese del Rinascimento, la sua "riscoperta" prese l'avvio, come si dirà, nella prima metà dell'Ottocento e fu in buona parte accompagnata proprio da una parallela rivalutazione della figura di Biagio Rossetti, il cui nome affiorava ripetutamente dalle carte contabili via via scrutinate dai ricercatori, le quali lasciavno intravedere la sua presenza in una miriade di cantieri con responsabilità polivalenti e trasversali, da quella di manovale specializzato fino ai ruoli di appaltatore e di sovrintendente alle fabbriche in qualità di ducalis architectus.»

Il libro è uscito nel 2019 per i tipi di Bononia University Press.

mercoledì 12 febbraio 2020

Corso di legatura a mano del libro

Nelle giornate del 7 e 8 marzo 2020 si terrà presso la sede della Legatoria Antolini il corso di LEGATURA A MANO del libro, nelle tecniche di legatura orientale - legatura copta - a taccuino medievale - cartonata in mezza a tela e altre legature semplici.


Ricordiamo che la storica Legatoria Antolini è la ditta cui anche la Biblioteca del Seminario si rivolge per i restauri delle sue preziose cinquecentine. Di seguito possiamo seguire i dettagli di un percorso di restauro eseguito da Franco Antolini pre l'Università di Ferrara



Per informazioni chiamare il n. 0532 240421 oppure il n. di cellulare 347 2726916
La sede è in via Aldighieri 29/A
L'indirizzo mail è: francoantolini@libero.it 

lunedì 3 febbraio 2020

Agli esordi della tipografia ferrarese


«La diffusione commerciale del libro a stampa individua in Ferrara un centro importante: Ferrara è stata sicuramente una delle capitali dell'Umanesimo e del Rinascimento italiano; nell'arco di pochi decenni, in una città di dimensioni alquanto ridotte, ebbero luogo come in uno straordinario laboratorio esperimenti e innovazioni di assoluta qualità. Nell'arte figurativa, nell'architettura, nell'urbanistica, nella letteratura latino-volgare, nel teatro, nell'educazione e nella filosofia, nel pensiero medico e scientifico, nel costume sociale e nell'organizzazione amministrativa si ebbero acquisizioni e risultati di rilievo assoluto. È così che Ferrara sempre ritorna al centro degli studi in discipline anche molto distanti tra loro, in ricostruzioni tese a fornire nuovi dati su una stagione di esemplare creatività. [...]
Ferrara è quindi da considerarsi a tutti gli effetti una delle capitali della cultura scritta.»
Così si esprime Attilio Mauro Caproni nella presentazione de Il commercio librario a Ferrara tra XV e XVI secolo, opera di Angela Nuovo, ed. Olschki 1998.
La marca tipografica presentata in testa alla lettura (fanciullo che getta i dadi) è di Giulio Vasalini, tipografo del Discorso intorno a i contrasti che si fanno sopra la Gierusalemme liberata di Torquato Tasso per conto della stamperia di Vittorio Baldini.
Ne La tipografia del '500 in Italia, Ascarelli-Menato, Olschki 1989 leggiamo che «[Simone e Giulio Vasalini] pubblicarono sia a Ferrara che a Venezia le opere del Tasso».
È in corso il censimento delle marche tipografiche presenti nel Fondo antico della Biblioteca del Seminario di Ferrara, lo potete vedere qui.

Scoperto un nuovo affresco nella chiesa di Sant'Antonio in Polesine, a Ferrara

  Un importante restauro sta avendo luogo presso il convento ferrarese delle Monache Benedettine, sant'Antonio in Polesine . Qui Federic...