venerdì 30 agosto 2019

Un frontespizio settecentesco


Un'edizione particolarmente lussuosa della Historia congregationum de auxiliis divinæ gratiæ di Giacinto Serry presenta una marca tipografica disegnata da Giovanni Battista Tiepolo
La sua attività di incisore è testimoniata da una raccolta di ventiquattro acqueforti pubblicate con il titolo Scherzi di fantasia, se ne parla qui.
Tuttavia, il disegno che adorna il volume in nostra custodia è precendente agli "Scherzi" (1743-1757): è datato infatti 1740.


François Jacques Hyacinthe Serry fu un domenicano francese, consultore del Sant'Uffizio e docente di teologia nell'ateneo di Padova. Proprio a Padova morì nel 1738.
Scrisse la Historia all'inizio del Settecento, il nostro esemplare uscì dalla tipografia veneziana di Francesco Pitteri e l'incisione fu poi realizzata da Francesco Zucchi.

lunedì 26 agosto 2019

Catalogare un libro antico - i preziosi consigli dei bibliotecari UNIFE


Abbiamo trovato in rete questa preziosa lezione dei bibliotecari dell'Università di Ferrara, ne facciamo tesoro e la divulghiamo, a beneficio di chiunque sia interessato a conoscere e valorizzare il patrimonio librario della città

mercoledì 7 agosto 2019

Un'edizione del Seicento


- dal fondo antico della Biblioteca -
Bellissima edizione dell'Opera omnia di san Bernardino da Siena curata da Jean de la Haye, minorita francese e bibliografo dell'Ordine vissuto in pieno Seicento.
Il frontespizio reca il timbro della Biblioteca di San Giacomo Maggiore a Bologna, cui evidentemente era appartenuto prima di finire alla Biblioteca del Seminario di Ferrara, come segnato in penna sul foglio di sguardo:


Il volume venne pubblicato a Lione nel 1650 dai tipografi Huguetan e Ravaud, e reca in frontespizio una pregevole stampa in cavo raffigurante Tolomeo egizio ed Euclide ai lati di una sfera armillare. Firma l'opera l'incisore Nicolaus Auraux, del quale sappiamo solo che era nato a Pont Saint Esprit e che morì nel 1676.


Una curiosità: una copia identica all'esemplare in nostra custodia si trova presso la Biblioteca dei Francescani di Terrasanta, come si può vedere a questo link.

Il fondo antico della Biblioteca del Seminario è visitabile su appuntamento, chiamando il numero 053261264 negli orari di apertura.

giovedì 25 luglio 2019

Dal fondo antico della Biblioteca


I depositi della Biblioteca non smettono di stupire, in occasione di un recente riordino hanno consegnato a noi catalogatori questo bellissimo esemplare di "Prose e lettere familiari" di Antonio Maria Salvini.
Ma, "chi era costui"?
Si tratta di un grecista, letterato, appassionato filologo di lingue dell'antichità, traduttore dal greco, dal latino, dall'ebraico e dallo spagnolo. Accademico della Crusca, fu pure socio della Royal Society di Londra e della romana Arcadia.
L'esemplare in nostra custodia è stato pubblicato nel 1830 dalla tipografia di Alvisopoli. Nella pagina antistante il frontespizio presenta una pregevole stampa in cavo a firma "F. Bosa inc.", si tratta di Francesco Bosa, calcografo veneziano vissuto tra il 1803 e il 1870.

venerdì 5 luglio 2019

I Classici dell'Arte: Vittore Carpaccio


Presso la Biblioteca è possibile consultare l'intera collana "I classici dell'Arte", nata dalla collaborazione Skira/Rizzoli e distribuita con il Corriere della Sera.
Leggiamo una breve presentazione nel volume dedicato a Carpaccio. L'autore è Manlio Cancogni.

«Carpaccio di cui si è detto ch'era un pittore di genere, un narratore, un contafavole, un fantastico e, passando all'esame critico delle origini, un ferrarese, un fiammingo, un allievo del Mantegna, di Antonello, di Giovanni Bellini, di Piero della Francesca, un "caso difficile" insomma, mi pare che debba essere visto innanzi tutto come un "caso" d'estrema semplicità. Con ciò non si vuole dire che il Carpaccio sia un naif, e ancora meno alla naïveté del Doganiere, si sa anche troppo bene che il Carpaccio era tutt'altro che un ignorante. Aveva visto molto e la sua pittura è piena di riferimenti letterari. La semplicità di cui si parla a proposito del Carpaccio è la capacità di seguire fedelmente la propria natura, utilizzando nel modo più conveniente il materiale fornito dalla propria esperienza, senza altri problemi. E la natura del Carpaccio consisteva soprattutto in un'estrema attenzione alla realtà, in una curiosità lucida per ciò che è visibile, che non ha riscontro nella pittura del suo tempo».

La collana è consultabile presso la sala studio ma pure accessibile al prestito, alle norme di regolamento.

domenica 23 giugno 2019

La pittura dell'Orcagna nel Trecento fiorentino



Il nome con cui è conosciuto, Orcagna, quasi sinistro anagramma di arcigno, è invece la semplice trasposizione vernacolare del patronimico Arcagnuolo (=Arcangelo), e nasconde una delle più brillanti personalità dell'arte figurativa trecentesca.
Il vero nome è Andrea di Cione, ma se lo cerchiamo così da Wikipedia potrebbe uscire la biografia del Verrocchio: stesso nome di battesimo e medesimo patronimico, un secolo però di differenza.
Per sapere di lui bisogna cercare proprio così: Orcagna. Era il capocantiere della principale bottega artistica fiorentina di quegli anni, formata in pratica dai suoi fratelli; artigiani loro con picchi di altissimo livello, artista a tutto tondo lui: pittore, scultore, architetto; il Vasari gli attribuisce anche dei sonetti, composti da anziano per il Burchiello ancor giovane. Forse li vide Anton Maria Biscioni in un codice strozziano, ce ne dà notizia il Carducci nella sua edizione dei lirici minori del Trecento.
Non sono molte le opere attribuibili con certezza all'Orcagna pittore, e fra queste di sicuro la più nota è il polittico della Cappella Strozzi in Santa Maria Novella, propriamente Cristo in gloria e santi, mentre come architetto e scultore firma il maestoso Tabernacolo di Orsanmichele, qui sotto, commissionato dalla confraternita della Beata Vergine Pura Madonna Santa Maria di San Michele in Orto, la Compagnia dei Laudesi in pratica.


Tuttavia ciò che più di tutto si è conservato nella memoria degli ammiratori è sicuramente il ciclo del Trionfo della morte in Santa Croce, del quale restano pochi frammenti oggi al Museo di Santa Croce. Il frammento proposto in apertura è la più esplicita rappresentazione del mondo medievale; quei volti stralunati, scavati, quegli occhi infossati dispiegano tutta la loro evidenza consonanza con la dialettica tra vivi e morti così tipica della mentalità del Trecento. "Così, secondo la visione medievale dominante, non sono i morti a essere le ombre dei vivi, ma i vivi a essere le ombre dei morti" (Jerome Baschet, I mondi del Medioevo: i luoghi dell'aldilà, in Arti e storia nel Medioevo, vol. I, Torino 2002).
La stessa fortuna di Andrea di Cione Arcagnuolo, per quella parte che attiene al destino (e certamente in seconda battuta rispetto alla sua grandezza artistica) deve qualcosa anche alla falce della Signora che quasi dimezzò la popolazione attorno al 1348: la peste nera si era portata via infatti i migliori allievi di Giotto, Maso di Banco, Bernardo Daddi, lasciando così aperta un'autostrada per la nascente fortuna della bottega di Orcagna. 

giovedì 6 giugno 2019

Gli Estensi: l'ascesa


Tra l'Ottobre del 2003 e il Gennaio 2004 si tenne al Palais des Beaux-Arts di Bruxelles la mostra "Un Rinascimento singolare: la corte degli Este a Ferrara". In concomitanza all'evento, la Fondazione Cassa di Risparmio promosse un elegante volume contenente i contributi dei maggiori storici dell'arte locale.
Leggiamo dal saggio di Gianni Venturi, "Cultura e società estensi da Nicolò II ad Alfonso":
«Alla morte del gran marchese Nicolò III (1383-1441, Signore di Ferrara dal 1393) la questione ereditaria divenne fondamentale per le sorti del principato, ipotecandone addirittura la sopravvivenza e il declino avvenuto con la devoluzione di Ferrara al papato nel 1598. Troppi eredi e scomodi se, come vedremo, Nicolò non esitò a rendere possibile l'ascesa di Leonello (1407-1450), figlio illegittimo di Stella de' Tolomei o dell'Assassino dalla quale ebbe pure Ugo e Borso, ma ciò che interessa è che dalla schiera degli eredi i favoriti, morto Ugo nella fosca vicenda del suo amore per la matrigna Parisina, furono i figli di Stella a cui venne impartita una educazione da principe. E se l'elezione di Leonello forse oggi può spiegarsi con la tenerà età del legittimo Ercole, meno poteva essere compresa e accettata dagli storici cinquecenteschi che nella scesa al potere di Leonello intuirono la minaccia divenuta reale della devoluzione, reclamata dallo stato della Chiesa proprio per la mancanza di eredi legittimi maschi. In realtà la scelta di Leonello fortemente voluta da Nicolò che lo legittima nel testamento del 1441 fa esplodere quella straordinaria situazione esclusivamente ferrarese che vede succedersi per una sessantina di anni sul trono dello stato estense ben tre fratelli la cui educazione, intelligentemente programmata da Nicolò, fa di Ferrara e della Signoria estense uno dei capitoli più affascinanti dell'Umanesimo e di ciò che ancora oggi, forse impropriamente, chiamiamo Rinascimento»

Scoperto un nuovo affresco nella chiesa di Sant'Antonio in Polesine, a Ferrara

  Un importante restauro sta avendo luogo presso il convento ferrarese delle Monache Benedettine, sant'Antonio in Polesine . Qui Federic...